VAPORIZZAZIONE FOTOSELETTIVA DELLA PROSTATA CON LASER A LUCE VERDE

Tutti gli uomini affetti da iperplasia prostatica benigna che non rispondono alla terapia medica con farmaci sono candidabili a questo tipo di intervento. Tale trattamento è di notevole vantaggio per i pazienti che assumono anticoagulanti, i quali potranno essere operati senza sospendere la loro terapia
La vaporizzazione laser della prostata riduce , fino ad eliminarli completamente, i sintomi causati dall’ iperplasia prostatica benigna elencati qui di seguito:

Per il trattamento della iperplasia prostatica benigna sono disponibili anche altri tipi di trattamento come la resezione transuretrale della prostata (TURP) e la prostatectomia a cielo aperto. Tuttavia la vaporizzazione laser della prostata è gravata da un tasso di complicanze notevolmente inferiore rispetto alle altre metodiche e inoltre presenta notevoli vantaggi quali:

La vaporizzazione foto selettiva della prostata con laser a luce verde viene eseguita in anestesia spinale o generale. L’ intervento si esegue senza praticare incisioni. Uno strumento endoscopico collegato ad una videocamera viene introdotto nel pene per via retrograda fino a raggiungere l’ uretra prostatica. La fibra laser viene fatta passare attraverso lo strumento endoscopico per vaporizzare il tessuto prostatico.

Quali sono le eventuali complicanze?
Come per qualsiasi tipo di intervento, anche la laser vaporizzazione selettiva della prostata è soggetta al rischio di complicanze. Tuttavia, l’ incidenza di tali complicanze, sono di gran lunga inferiori a quella dei trattamenti tradizionale per iperplasia prostatica benigna. In particolare in alcuni casi può verificarsi eiaculazione retrograda che comporta la mancata emissione dello sperma durante l’ attività sessuale.
La comunità urologica internazionale ha accolto in maniera entusiasta la vaporizzazione laser della prostata dal momento che questo tipo di intervento è sicuro, efficace, di semplice esecuzione, offre un rapido recupero ed enormi miglioramenti rispetto ad altre procedure endoscopiche per la terapia della IPB. La vaporizzazione laser ha dimostrato di avere eguale efficacia rispetto alla TURP tradizionale e minori complicanze

Inoltre, la vaporizzazione laser della prostata viene utilizzata anche per trattare e/o prevenire complicanze derivanti dal compromesso svuotamento della vescica quali:

  • infezioni urinarie ricorrenti e recidivanti
  • insufficienza renale
  • ipercontrattilità vescicale permanente
  • incontinenza
  • totale incapacità di svuotare la vescica (ritenzione urinaria)
  • calcoli vescicali
  • presenza di sangue nell’ urina (ematuria)

Introduzione (torna su)

L’ urologo che effettua l’ intervento introduce
uno strumento endoscopico attraverso
il pene ed esegue le fasi dell’ intervento guardando da un monitor.
E’ necessario indossare un paio di occhiali protettivi

Descrizione della procedura (torna su)

Ipetrofia prostatica. La patologia maschile sempre più frequente – l’ipertrofia prostatica benigna – l’ingrossamento della prostata – spiega il dottor Roberto Renzetti , «è la malattia urologica maschile più diffusa che colpisce l’80% degli italiani over 50 anni. E’ un problema sociosanitario, con oltre 40mila interventi chirurgici all’anno, 14.854 ricoveri, una spesa per la terapia farmacologica di circa 328 milioni di euro e 74.834 giornate di assenza dal lavoro. L’Ipb incide pesantemente sulla qualità di vita, con disturbi che comprendono la difficoltà a urinare, l’insopprimibile urgenza – frequenza minzionale anche notturna che costringe il paziente a svegliarsi e alzarsi più volte durante la note e, nei casi più gravi, la completa ritenzione urinaria che richiede l’urgente ricorso al catetere. L’Ipb sintomatica può incidere negativamente anche sulla sfera sessuale». Quando la prostata si ingrossa, ostruendo il passaggio dell’urina e la terapia farmacologica non è più efficace, è necessario asportare il tessuto in eccesso.

La nuova tecnica operatoria sbarca all’ospedale di Pescara e riguarda anche pazienti con malattie cardiovascolari

La fibra laser, introdotta dal pene nell’uretra attraverso un sottile cistoscopio, vaporizza con estrema precisione l’area interessata senza provocare sanguinamento. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo una notte di ricovero e riprende le normali attività nel giro di pochi giorni. Il laser verde non causa emorragie in quanto determina una coagulazione dei tessuti, non causa incontinenza urinaria, impotenza ed evita le recidive”.

Centro di eccellenza. Il laser a raggio verde è anche l’unico che consente di trattare in tutta sicurezza pazienti finora inoperabili e condannati al catetere a vita come quelli con malattie cardiovascolari, portatori di stent coronarici in terapia con farmaci anticoagulanti e/o antiaggreganti che non sono più costretti a sospenderli, come invece avviene con la chirurgia tradizionale. Con il laser al triborato di litio o laser verde, l’unità urologica pescarese si pone tra i centri di eccellenza e di riferimento per il centro sud d’Italia, dove vanta una capacità operativa di assoluto rilievo, proprio per la cura dell’Ipertrofia prostatica benigna (Ipb), un problema sociosanitario destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione maschile.

«L’innovativo metodo», spiega Roberto Renzetti, urologo e responsabile di endoscopia urologica nell’unità operativa complessa di Urologia dell’ospedale civile di Pescara, «in uso da circa tre mesi nel nostro centro a totale carico del servizio sanitario nazionale vanta già una mia casistica personale di circa 50 interventi effettuati con successo e in sicurezza anche in pazienti ad alto rischio operatorio».

PESCARA. Arriva anche a Pescara il laser al triborato di litio, l’unico che per la prima volta guarisce, in un solo giorno con dimissioni in 24 ore, l’ipertrofia prostatica benigna, l’ingrossamento della prostata che colpisce l’80 per cento degli italiani over 50, proteggendone il cuore e la sessualità.

Un laser al posto del bisturi. e l’ipertrofia evapora – “La nuova metodica Greenlight, messa a punto negli Stati Uniti, sfrutta l’azione di un potente laser al triborato di litio ad alta energia (180 W) con una lunghezza d’onda di 532 nm, che vaporizza con precisione millimetrica solo l’eccesso di tessuto prostatico, trasformandolo in vapore. L’intervento mininvasivo si effettua per via endoscopica in anestesia spinale.

L’Ipb risolta in un giorno. Greenlight è l’unica metodica che per la prima volta risolve il disturbo in un solo giorno con dimissioni in 24 ore. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo una notte di ricovero e riprende le normali attività nel giro di una settimana. Il decorso post operatorio è migliore rispetto alla Turp, la resezione endoscopica della prostata, l’intervento più eseguito finora, ma che può causare complicanze. Greenlight grazie all’assenza di perdite ematiche riduce dal 26% al 3% il ricorso a trasfusioni. Si ha immediata risoluzione dei sintomi, la ripresa immediata della minzione, il ricorso al catetere per meno di 24 ore – contro le 72 della Turp -, degenza di una sola notte (con evidente risparmio di posti letto e quindi di costi per il servizio sanitario) e ripresa della normale attività nel giro di pochi giorni.

Anticoagulanti e pacemaker. Precisa Renzetti: «Greenlight è l’unico laser che ci consente di operare in assoluta sicurezza anche pazienti ad alto rischio operatorio come quelli con malattie cardiovascolari, della coagulazione e i portatori di stent coronarici che non sono più costretti a sospendere mai, nemmeno per un solo giorno la terapia anticoagulante e/o antiaggregante. Il laser verde è anche indicato nei pazienti con pacemaker, perché evita il ricorso all’elettrobisturi, generatore di quelle onde elettriche che possono interferire con la stimolazione dei pacemaker cardiaci».

«Il trattamento laser in Urologia non è una novità. Il Pvp o green laser modifica solo la lunghezza d’onda. Noi usiamo un altro laser, non verde, per il trattamento ad esempio della calcolosi urinaria, ma per quanto mi riguarda la tecnica endoscopica, se ben fatta, offre più vantaggi e garanzie. Non bisogna mai dimenticare che dietro ad ogni macchina, ad ogni robot, ci sono sempre due mani e la testa di un chirurgo. Esperienza, numeri e letteratura mi dicono che la tecnologia Pvp per l’ipertrofia prostatica benigna è tutt’altro che migliore rispetto alla chirurgia. Certo è che la diffusione mediatica di questo miracoloso raggio verde ha messo in confusione molti aspiranti pazienti, che chiamano qui in continuazione per sapere se lo usiamo».

Il professor Filiberto Zattoni, numero uno dell’urologia, sfata un luogo comune «Nessuna conseguenza sulla funzione erettile nel 96% degli interventi»

E dei tempi di degenza e dell’anestesia?

In questi giorni si fa un gran parlare del cosiddetto raggio verde, che promette la fotovaporizzazione della prostata attraverso il green laser. Che ne pensa?

Perché la resezione endoscopica “batte” il laser?

Professore, come si pone Padova rispetto alle innovazioni nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna, un problema che riguarda così tanti uomini?

«La resezione endoscopica della prostata è il gold standard previsto dalle linee guida europee e noi qui a Padova abbiamo raggiunto livelli di eccellenza dovuti ad un’esperienza che affonda le radici nella storia dell’Urologia padovana. L’intervento, che viene eseguito in anestesia locale loco-regionale, dura meno di 26 minuti, con una percentuale di reintervento a due anni inferiore del 4%. E pure il rischio di turbative nell’erezione si ferma a meno del 4%»

«Il trattamento laser non si esegue in anestesia locale. Parliamo di anestesia locale loco- regionale, cioè la spinale, che viene utilizzata anche per la resezione endoscopica. Effettivamente il tempo di degenza con la Pvp è inferiore, una media di 1,09 giorni contro i 3,6 della resezione. Ma non dimentichiamo che i costi devono essere visti a livello globale: costano di più, sia a livello economico che sociale, due giorni di degenza o una persona che deve essere rioperata dopo due anni?».

«Le complicanze legate all’endoscopia, dalla stenosi uretrale alle infezioni urinarie, sono le stesse, perché l’accesso avviene comunque per uretram. Anzi, con il laser sono superiori, perché se la resezione ha un tempo di 26 minuti, con la Pvp si arriva ai 70 minuti. Altri numeri però fanno la differenza: il reintervento dopo due anni è del 3,9 per cento nella resezione, contro una percentuale che oscilla tra il 6,7 ed il 17,9 con il raggio. Sul mantenimento dell’erezione invece il risultato è identico: superiore al 96 per cento».