Urologia Grosseto

TURP resezione endoscopica della prostata con ansa bipolare Gyrus

Follow-Up: La prima visita di controllo, se non presenti complicanze, viene eseguita al momento del ritiro dell’esame istologico, di solito entro trenta giorni. In tale occasione il paziente esibisce recente esame urine, urinocoltura ed eventuale antibiogramma. Il successivo controllo è di norma prescritto dopo 3 mesi con dosaggio PSA ed uroflussimetria con valutazione del residuo vescicale post-minzionale. Dopo questa visita il paziente potrà essere sottoposto al normale controllo periodico annuale durante il quale sarà sempre valutato il PSA e l’ uroflussimetria, esami che permetteranno al medico di valutare la salute della prostata (parte residua) e seguire il paziente nel lungo termine attraverso la periodica valutazione della funzione urinaria.

Le cause e gli effetti
Non si conosce con esattezza la causa della IPB. Alcuni ricercatori ritengono che sotto lo stimolo delle minzionicontinue, delle eiaculazioni e delle infiammazioni si verifichino dei microtraumi che liberano dai tessuti prostatici vicino all’uretra una sostanza capace di causare l’accrescimento delle ghiandole vicine. Un ruolo essenziale sembra essere svolto dall’assetto ormonale che si viene a creare con il passare degli anni. La IPB può potenzialmente iniziare a svilupparsi molto presto, già dopo i 30 anni, ma non in tutti i soggetti si sviluppa con la medesima modalità e velocità. I sintomi principali associati all’IPB sono pollachiuria, nicturia, sensazione di incompleto svuotamento, minzione intermittente fino ad arrivare alla ritenzione urinaria acuta. Quest’ultima diventa una vera urgenza urologica che richiede il posizionamento di un catetere vescicale al fine di svuotare la vescica. L’esplorazione rettale, l’ecografia prostatica trans-rettale e l’uroflussimetria sono sicuramente necessarie per un corretto studio della malattia.

Complicanze intraoperatorie

Interventi chirurgici
Qualora il trattamento medico risulti inefficace è necessario intervenire chirurgicamente con interventi atti a rimuovere l’adenoma prostatico sia con tecniche endoscopiche (resezione trans-uretrale di prostata) sia a cielo aperto (per via trans-vescicale).

  • Incontinenza urinaria (2.2% dei casi), che può essere dovuta a deficit sfinterico (incontinenza da sforzo) oppure a iperattività della vescica;
  • Sclerosi del collo vescicale (1.7% dei casi);
  • Stenosi dell’uretra (3.1% dei casi);
  • Deficit delle erezioni (10-15% dei casi);
  • IPB recidiva: a causa della possibile ricrescita di tessuto prostatico la probabilità di dover ricorrere ad una revisione della loggia prostatica entro 8 anni dopo questo intervento è pari al 12-15%
  • Emorragia, talvolta di entità tale da richiedere trasfusioni di sangue, emocomponenti o emoderivati (nell’1% dei casi);
  • Sindrome da riassorbimento del liquido di irrigazione o TUR-syndrome (2% dei casi) con sintomi quali nausea, vomito e ipertensione arteriosa;

Cosa fare
In presenza di questi sintomi, la prima cosa da fare è rivolgersi al proprio medico, che, a sua volta, potrà indirizzare ad una visita urologica, per accertare la reale presenza di una ipertrofia prostatica e non altre patologie (ad es. calcoli della vescica, prostatite, tumore).
Il primo controllo è solitamente l’esplorazione della ghiandola attraverso il canale rettale. Se il medico lo ritiene necessario può richiedere anche esami strumentali (ad esempio l’ecografia) o di laboratorio (ad esempio l’esame delle urine), per verificare la funzionalità renale o la presenza di infezioni o per la determinazione del PSA (antigene prostatico specifico). In base ai risultati di questi controlli, l’ipb potrà essere classificata in ipertrofia lieve, moderata o severa. A seconda della gravità dei sintomi e della presenza o meno di complicanze, il medico potrà optare per scelte terapeutiche diverse.

Effetti collaterali: Eiaculazione retrograda, presente nel 70 % dei casi è responsabile di sterilità; è correlata all’abbassamento della pressione a livello del collo vescicale e quindi a monte dello sbocco dei dotti eiaculatori determinando una più facile risalita del liquido seminale in vescica.

  • aneurismi dell’aorta addominale o toracica (con possibile rottura ed emorragia letale)
  • arteriopatie degli arti inferiori (che determinano claudicatio con possibili ischemie e necrosi delle estremità delle dita dei piedi fino alla gangrena con conseguente amputazione dell’arto)
  • stenosi dell’arteria carotide interna (che possono provocare gravi ictus cerebrali)

L’operazione, comunque complessa, richiede un’adeguata attrezzatura angiografica digitale di ultima generazione (con software per l’elaborazione dell’immagine arteriografica) e soprattutto di una equipe di radiologi interventisti, particolarmente esperti nella tecnica di cateterismo super-selettivo.

Attualmente l’intervento più praticato è la resezione endoscopica transuretrale (TURP) o la rimozione dell’adenoma prostatico mediante chirurgia tradizionale. I pazienti che presentano una concomitante patologia cardiovascolare, respiratoria o diabetica, o che assumono farmaci anticoagulanti, sono esposti a un serio aumento dei rischi operatori.

Attualmente possiamo affermare che almeno l’80% degli interventi di chirurgia vascolare sono eseguiti con “tecniche endovascolari”. Queste tecniche consentono di curare le malattie vascolari in modo minivasivo, senza utilizzo del bisturi e senza tagli che prima servivano a raggiungere i vari distretti vascolari da sottoporre a intervento.

In conclusione l’embolizzazione prostatica è un intervento minivasivo che mira a un miglioramento del benessere di vita e alla sospensione e/o riduzione dei farmaci che facilitano il flusso e la minzione. Ovviamente, mentre la riduzione del volume della prostata è oggettivamente apprezzabile con strumenti di diagnostica per immagini, gli altri benefici (flusso, numero e impellenza della minzione, nicturia ecc.) dipenderanno dalle valutazioni del soggetto. Non è escluso che nonostante si sia ottenuta una riduzione significativa del volume della prostata, il paziente non percepisca miglioramento nella minzione, nel flusso urinario o nella ritenzione.

Una volta dimesso, pur non avendo limitazioni funzionali, il paziente dovrà soprassedere dal guidare qualsiasi veicolo (anche non a motore) e dallo svolgere la normale attività lavorativa almeno per 2 giorni. Nel periodo successivo all’operazione sarà sottoposto a un trattamento farmacologico.

A differenza della TURP, l’embolizzazione non comporta mai il fenomeno della eiaculazione retrograda. In ogni caso, l’intervento di embolizzazione prostatica, non esclude che possa poi eseguirsi, qualora le circostanze lo impongano, un intervento tradizionale tipo TURP.

  1. E’ UN INTERVENTO RISCHIOSO?

Poi ci sono le complicazioni legate all’embolizzazione: l’iniezione accidentale e non desiderata delle particelle embolizzanti in altri rami arteriosi può comportare l’ischemia di territori in cui non era programmata l’embolizzazione. E’ possibile che ciò procuri lesioni ischemiche, della vescica eo del retto, che comunque non hanno mai richiesto un intervento chirurgico di riparazione. Queste evenienze sono riportate in letteratura in una percentuale molto bassa e sono evitabili utilizzando accurati controlli angiografici selettivi dei territori vascolari, che saranno poi sede dell’embolizzazione.

La prostata in eccesso finisce in una nuvola di vapore. Facendo anche risparmiare soldi alla sanità. L’intervento si effettua in via endoscopica, con anestesia locale. E’ ambulatoriale negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna. In Italia per ora è in day hospital, con una notte di degenza. Giovanni Ferrari, dell’università di Modena, snocciola un po’ di cifre: «Ogni anno in Italia vengono effettuati oltre 40 mila interventi per la Ipb, 15 mila dei quali con tecniche invasive e con un ricovero di 3-5 giorni.

Il laser «a raggio verde», Greenlight Xps, risolve definitivamente l’ipertrofia prostatica benigna (Ipb) che colpisce circa l’80% degli italiani dopo i 50 anni. E che incide in modo pesante sulla qualità della vita di chi ne soffre, con sintomi che vanno da disturbi alle vie urinarie (difficoltà a urinare, urgenza e frequenza anche notturna e nei casi più seri la completa ritenzione urinaria) a disfunzioni sessuali e impotenza.

prostata PROSTATA

foto operacion

green light

Dice Bruno Frea, università di Udine: «Grazie alle sue caratteristiche induce una coagulazione immediata dell’area trattata che consente di intervenire in tutta sicurezza anche su pazienti ad alto rischio come quelli affetti da malattie cardiovascolari e della coagulazione in cura con farmaci anticoagulanti, che ora possono essere operati senza più sospendere le cure». Non solo, Greenlight è indicato anche per i pazienti portatori di pacemaker.

Rispetto agli interventi abitualmente attuati salvaguarda la potenza sessuale, la fertilità, la continenza urinaria e affronta con efficacia l’emergenza prostata in Italia dove l’Ipb è in continuo aumento a causa del progressivo invecchiamento della popolazione». Inoltre, questa tecnica consente di operare anche pazienti ad alto rischio come quelli affetti da malattie cardiovascolari e della coagulazione che non possono sospendere i farmaci.

greenlight xps moxy fibre prostata

Come funziona la luce verde? Andrea Tubaro, urologo dell’università La Sapienza di Roma, entra nel merito: «Si tratta di un potente laser al triborato di litio (un cristallo in grado di emettere una luce con una particolare lunghezza d’onda altamente assorbita dai tessuti) che vaporizza selettivamente, millimetro per millimetro solo l’eccesso di tessuto prostatico, trasformandolo in tante bollicine di vapore.