Urologia Grosseto

Una diagnosi precoce ed una adeguata terapia consentono la guarigione nella maggior parte dei pazienti affetti da tumore prostatico; sfortunatamente la maggior parte di questi pazienti non ha alcun sintomo. L’esplorazione rettale, che per anni ha rappresentato la sola tecnica diagnostica, permette il riconoscimento di alterazioni nella consistenza del tessuto prostatico e quindi la diagnosi di tumori in stadio avanzato, ma non consente l’individuazione della maggior parte dei tumori allo stadio iniziale. Il PSA (antigene prostatico specifico) è una glicoproteina prodotta normalmente dalle cellule della ghiandola prostatica, la cui concentrazione nel sangue aumenta sensibilmente qualora le strutture ghiandolari vengano danneggiate (tumore prostatico, infezioni, iperplasia prostatica benigna). Attualmente, il dosaggio del PSA nel sangue può consentire una diagnosi precoce di tumore prostatico: approssimativamente il 70-80% dei tumori prostatici viene diagnosticato quando la malattia è ancora organo confinata
(rispetto al solo 20-30% nell’epoca pre-PSA). Le terapie più efficaci sono in grado di guarire circa l’80% dei pazienti affetti da carcinoma localizzato.

BRACHITERAPIA – IMPIANTO PERMANENTE

STADIAZIONE DEL TUMORE PROSTATICO

L’utilizzo di radioisotopi per la Brachiterapia temporanea è attualmente limitato all’Iridio-192 ad alto rateo di dose (high dose rate-HDR).
Il trattamento radiante viene effettuato in un Bunker schermato (per limitare l’esposizione degli operatori alle radiazioni ionizzanti), dove un dispositivo afterloading (sistema di telecaricamento delle sorgenti) permette l’inserimento della stessa singola sorgente (con costi ridotti) nelle posizioni pianificate, e ne regola il tempo di permanenza tramite un software dedicato. La procedura è eseguibile in day-surgery. Vi sono svariati protocolli terapeutici che prevedono un numero variabile di sedute (da 1 a 8, ad intervalli settimanali), come monoterapia o in associazione ad un ciclo di radioterapia esterna. La più elevata energia dell’Ir-192 rispetto a quella delle sorgenti impiegate per impianti permanenti, consente una copertura dosimetrica più estesa, auspicabile in presenza di microinfiltrazioni capsulari; peraltro la più elevata energia ed il più elevato rateo di dose (tempo in cui la dose di radiazione viene rilasciata al bersaglio) pongono dubbi sulla tollerabilità dei tessuti normali circostanti, soprattutto del retto. Per questa forma di Brachiterapia mancano però a tutt’oggi i risultati oncologici a lungo termine.

BRACHITERAPIA – IMPIANTO TEMPORANEO

TRATTAMENTO DEL TUMORE PROSTATICO LOCALIZZATO

Nel nostro centro viene praticata anche la tecnica laparoscopica e la tecnica robotica.
La prostatectomia radicale (PR) è una procedura di chirurgia maggiore, durante la quale il chirurgo rimuove in blocco la ghiandola prostatica e le vescicole seminali. L’ intervento viene condotto usualmente attraverso una incisione sulla parte inferiore dell’addome (PR retropubica); altri Autori preferiscono l’accesso transperineale (regione tra scroto e ano) o transcoccigeo posteriore.
La PR è attualmente considerata il “gold standard” per la cura del tumore prostatico localizzato, in virtù delle elevate percentuali di cura ottenute e della disponibilità di risultati a lungo termine (pazienti operati da più di 15 anni), che ne fanno il trattamento di elezione nei pazienti giovani (sempre più numerosi grazie alla diagnosi precoce consentita dall’introduzione del PSA).
Sebbene il perfezionamento e la divulgazione di alcuni passaggi di tecnica chirurgica (tecnica “nerve-sparing” o con risparmio dei fasci vasculonervosi) abbiano consentito una importante riduzione delle complicanze post-chirurgiche (quantomeno nei centri di riferimento), la loro frequenza e l’impatto sulla qualità della vita dei malati, impongono una accurata selezione dei pazienti : questi dovranno essere informati sui vantaggi e gli svantaggi della metodica e sulle relative indicazioni.
Da pochi anni alcuni Centri, compreso il nostro,eseguono la PR in laparoscopia: questo approccio miniinvasivo, pur necessitando ancora di lunghi tempi operatori anche per esperti laparoscopisti, risulta estremamente interessante perché minimizza alcuni degli svantaggi dell’intervento chirurgico tradizionale (dimissione, rimozione del catetere vescicale e ritorno alla normale vita socio-lavorativa più precoci; minori perdite ematiche intraoperatorie, riduzione delle infezioni). Dal luglio 2007 eseguiamo, in casi selezionati, anche la chirurgia robotica, il nostro è il primo centro della toscana e del centro italia di chirurgia urologica robotica.
La probabilità di sopravvivenza libera da progressione biochimica di malattia (risalita del PSA) dopo prostatectomia radicale per un tumore localizzato è a 5, 10, 15 anni pari rispettivamente al 83-94%, 53-91% e 40-57%; i fattori più importanti nel determinare il risultato oncologico sono il grado (grading) di aggressività della neoplasia ed il PSA preoperatorio.
Vantaggi procedura che si conclude in una unica seduta
l’asportazione in toto della ghiandola consente:
la rimozione dall’organismo di tutto il tumore e quindi la sua cura se questo era confinato alla prostata un follow-up semplificato dopo il trattamento (disponibilità della stadiazione patologica del tumore ed azzeramento del PSA) che riduce lo stato d’ansia del paziente ai controlli il trattamento concomitante dei disturbi conseguenti all’ipertrofia prostatica
disponibilità di risultati a lungo termine (>15 anni)
costi ridotti rispetto alla BT
Svantaggi procedura invasiva, di chirurgia maggiore
necessita di ospedalizzazione(6-14 giorni)
maggiore durata della anestesia rispetto alla BT
catetere vescicale a dimora per 5-14 giorni
tardivo ritorno alla normale vita socio-lavorativa (4 settimane)
rischio di complicanze e risultati massimamente operatore-dipendenti
rischio di complicanze intra, peri e post operatorie riportato dai migliori Centri Internazionali: globalmente 7,5-18,5%
Rischio di complicanze intra e perioperatorie:
mortalità operatoria 2 assorbenti al di o il posizionamento di uno sfintere artificiale) a 18 mesi 0-12,5%
Conclusioni-Indicazioni
La Prostatectomia radicale può quindi essere proposta a tutti i pazienti affetti da adenocarcinoma prostatico localizzato, ed in particolare a coloro che presentino le seguenti caratteristiche:
aspettativa di vita di almeno 10 anni senza controindicazioni ad una chirurgia maggiore e/o alla anestesia informati sulle indicazioni e le possibili complicanze giovani con malattia aggressiva (disponibilità di risultati >15 anni) ostruiti, in quanto la ghiandola prostatica che ostruisce il deflusso dell’urina viene rimossa in blocco per i quali l’obiettivo psicologico primario dopo la terapia, a comprovarne l’efficacia, sia l’azzeramento del PSA (generalmente pazienti pervenuti alla diagnosi dopo un lungo iter caratterizzato da molteplici agobiopsie e ripetuti controlli del PSA per valori border-line o fluttuanti)
La Prostatectomia radicale può essere invece controindicata nei pazienti:
in età avanzata ad alto rischio anestesiologico e/o operatorio a rischio per patologie trombo-emboliche affetti da turbe della coagulazione con forte motivazione al mantenimento della potenza sessuale e di una perfetta continenza urinaria che richiedano un rapido ritorno alla normale vita socio-lavorativa
L’intervento di prostatectomia radicale viene usualmente proposto come monoterapia; in alcuni casi selezionati e per differenti ragioni lo Specialista potrà invece far precedere l’intervento da un ciclo di terapia ormonale definito neoadiuvante.
Infissione transperineale di semi radioattivi nella prostata controllata mediante ecografia transrettale

La radioterapia a fasci esterni consente, attraverso radiazioni ad alta energia emesse da un acceleratore lineare, di danneggiare in modo irreversibile le cellule tumorali maligne
sino ad ottenerne la necrosi (morte cellulare). In una fase preliminare viene eseguita una simulazione di trattamento: vengono studiati i fasci di irradiazione più idonei ad ottenere dosi adeguate ed omogenee alla ghiandola prostatica, con il maggior rispetto possibile degli organi contigui (retto e vescica). Il trattamento prevede applicazioni giornaliere della durata di 10 minuti, 5 giorni alla settimana per complessive 7-8 settimane consecutive. L’irradiazione degli organi contigui alla prostata determina i più comuni e noti effetti collaterali a breve e a lungo termine a carico dell’apparato genitourinario ed intestinale: precocemente possono verificarsi un aumento della frequenza delle minzioni diurne e notturne (15% di grado severo), bruciore e urgenza minzionale, diarrea e urgenza alla defecazione, sanguinamento rettale (10-15% di grado severo). In genere questi effetti collaterali iniziano a manifestarsi durante il trattamento per poi risolversi, dietro adeguata terapia, entro tre mesi dal termine dello stesso. A lungo termine si possono riscontrare gravi cistiti da raggi con retrazione della vescica, ritenzione cronica urinaria (3%), incontinenza urinaria (2%), deficit erettile (40-70%), proctiti (6%), sanguinamento rettale persistente (

Svantaggi non sono a tutt’oggi disponibili risultati oncologici a lungo termine (15 anni dopo l’impianto), il che limita l’indicazione nei pazienti più giovani
disturbi irritativi minzionali per alcune settimane e talvolta sino a tre mesi dopo l’impianto (peraltro ben controllabili con una adeguata terapia medica):
aumento della frequenza minzionale e delle levate notturne nel 40% dei casi ritenzione urinaria acuta con cateterismo vescicale temporaneo 6,5 – 15% ritenzione urinaria cronica implicante intervento disostruttivo 2,6% rischio più elevato nei pazienti ostruiti
non consente il contemporaneo trattamento dei disturbi legati ad una eventuale condizione di ipertrofia prostatica concomitante
la fluttuazione del valore del PSA nei due anni successivi all’impianto può causare una reazione ansiosa nel paziente
costi elevati delle sorgenti radioattive a carico delle strutture sanitarie.

  1. Soprattutto nella parte esterna della ghiandola (75 %),
  2. Nelle zone di transizione (20 %),
  3. Nella zona centrale (5 %).

1) Il latte magro / scremato è la principale fonte di calcio del latte. Se una persona beve molto latte le concentrazioni intracellulari di 1,25-diidrossicolecalciferolo (forma attiva della vitamina D) si riducono e questo può stimolare la formazione del tumore alla prostata.
Fonte

Il tumore della prostata si forma

I sintomi del carcinoma prostatico sono simili a quelli dell’ipertrofia prostatica benigna.
Inoltre, il paziente potrebbe avere entrambe le malattie.

Sintomi del tumore alla prostata in uno stadio avanzato:

Non si conoscono le cause precise.
Tuttavia, ci sono alcuni fattori di rischio che possono causare il cancro.

I modi in cui il latte può causare il tumore prostatico sono:

Pasquale,
Si, io credo che la prima medicina sia la dieta, poi si passa ai farmaci.
Nel tuo caso, consiglio di stare attento a tutto quello che può interferire con la prostata, quindi latticini e maiale.
Ti consiglio di limitare o eliminare anche i cereali, soprattutto con il glutine.
Frutta e verdura non devono mai mancare dalla tua dieta, ma attento alle solanacee e alla frutta rossa (anguria, fragola, ecc.)

6) Il latte intero e i latticini ad alto contenuto di grassi possono aumentare le concentrazioni di peptide C. Questa sostanza può aumentare il rischio di carcinoma prostatico aggressivo (Fonte – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15075172)