TUMORE DELLA PROSTATA Prognosi e trattamento

A cura della Dott.ssa Maria Angela Molinaro

Risultati: Dopo prostatectomia radicale sono riportate sopravvivenze libere da malattia a 15 anni intorno all’85% in media. Dopo tale intervento, il PSA sierico non dovrebbe essere più dosabile. La persistenza di livelli dosabili di PSA è indice di mancata radicalità dell’intervento. La ricomparsa di livelli dosabili di PSA è espressione di ricaduta della malattia. Pertanto, la progressione biochimica è il miglior indice per valutare il controllo della malattia e varia dal 77% all’83% a 5 anni. Le percentuali di progressione sono in rapporto allo stadio clinico, al punteggio di Gleason relativo alla biopsia ed ai livelli di PSA prima dell’intervento. Dopo la prostatectomia, il fattore prognostico più importante è lo stadio patologico.

La brachiterapia interstiziale ha guadagnato credito da quando è possibile eseguire l’impianto di semi radioattivi (in genere, 1125) per via transperineale sotto guida TC o sotto guida ecografica, in analgo-sedazione o anestesia loco-regionale. Il metodo prevede l’acquisizione dei dati anatomici del paziente con ecografia e la determinazione con TPS della geometria di impianto ottimale dal punto di vista dosimetrico. Il candidato classico per una brachiterapia è il paziente con carcinoma prostatico a basso rischio, definito da uno stadio clinico T1c – T2a, da un Gleason Score (GS) 70 Gy con tecniche convenzionali.

Radioterapia
L’impiego della radioterapia nel trattamento del carcinoma della prostata risale a molti anni fa. Già negli anni venti, in Francia e negli Stati Uniti, venivano riferiti risultati eccellenti nella grande maggioranza dei pazienti sottoposti, per lo più con intento palliativo, a tecniche interstiziali con preparati di radium. Successivamente, negli anni trenta, iniziarono a comparire rendiconti sull’uso della radioterapia esterna a titolo postoperatorio od esclusivo. Dalla metà degli anni ‘50, con la disponibilità delle alte energie, l’irradiazione transcutanea conosce un ulteriore sviluppo sino a diventare l’approccio terapeutico più frequentemente utilizzato. I progressi tecnologici degli ultimi anni, e l’impiego della TC nella fase di pianificazione per una più precisa individuazione del volume bersaglio, hanno infine consentito di realizzare la radioterapia conformazionale, con studio e controllo tridimensionale della distribuzione della dose, i cui risultati consentono di proporre l’irradiazione come realmente alternativa alla chirurgia.

La radioterapia può rappresentare una valida alternativa alla prostatectomia radicale in pazienti con malattia in stadio intracapsulare. I risultati in termini di sopravvivenza a lungo termine 10 anni ed oltre sono dell’ ordine del 90% e del 70-75% rispettivamente per gli stadi T1 e T2, e quindi perfettamente sovrapponibili con quelli ottenuti mediante intervento chirurgico. Nella scelta della miglior terapia possibile è comunque necessario valutare attentamente sia l’età del paziente, sia le sue condizioni generali, nonché una serie di parametri biologici relativi alla neoplasia e che hanno rilievo prognostico, quali il grado di differenziazione, l’indice di Gleason ed i livelli ematici iniziali del PSA. Non ultimo, tra gli elementi utili per la scelta tra differenti opzioni, è quello relativo alla incidenza degli effetti collaterali e delle complicazioni, che appare minore nel caso della radioterapia. L’irradiazione comporta in effetti alcuni disturbi transitori acuti, sia a livello urinario (disuria, pollacchiuria, nicturia) sia intestinale (tenesmo, diarrea, crampi addominali), la entità è variabile, ma raramente grave. Per quanto riguarda le complicazioni tardive, il rischio di stenosi o di incontinenza è trascurabile (meno del 2%). La potenza sessuale è poi meglio preservata nei pazienti sottoposti ad irradiazione: nei pazienti con normale funzione erettile la probabilità di mantenere una adeguata potenza sessuale dopo radioterapia è del 75% circa, valore che si compara favorevolmente con la chirurgia radicale in cui la possibilità di preservare la normale funzione erettile riguarda il 40% circa dei pazienti.

La prognosi del carcinoma prostatico localizzato è strettamente correlata allo stadio, al grado e ai livelli di PSA. Sono stati sviluppati nomogrammi che combinano questi tre fattori fornendo una valutazione prognostica più accurata. Globalmente, la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con carcinoma prostatico localmente avanzato è intorno al 40%, mentre quella dei pazienti con malattia disseminata è di circa il 20%. Bisogna, tuttavia, considerare che gli esami attualmente disponibili (DRE, ecografia, RM) per valutare lo stadio clinico non consentono di determinare in maniera accurata l’estensione patologica della neoplasia e che il cancro della prostata è così eterogeneo da rendere difficile una corretta previsione del suo potenziale biologico. Come riportato in precedenza, l’incidenza del carcinoma istologico è maggiore di quella del carcinoma clinico suggerendo che non tutti i tumori istologici evolvono verso una malattia clinicamente evidente. Il ricorso sempre più frequente a resezioni trans-uretrali per ipertrofia prostatica benigna comporta un incremento della diagnosi di carcinoma incidentale, mentre altri tumori prostatici vengono diagnosticati in seguito a biopsia effettuata per semplice elevazione del PSA. Il risultato di queste procedure è una diagnosi in eccesso di neoplasie prostatiche che di fatto vengono trattate, ma che potrebbero essere clinicamente senza significato. Si è, pertanto, fatto ricorso a vari altri metodi nel tentativo di definire meglio il potenziale biologico della neoplasia. Dei vari parametri finora usati (volume del tumore primitivo, ploidia, Ki67, p.53, E-caderina, densità dei microvasi), nessuno si è rivelato utile al fine di aumentare l’accuratezza della valutazione prognostica dei pazienti con malattia localizzata.

Le opzioni terapeutiche sono di tipo:

Terapia chirurgica
Con la prostatectomia radicale (PR) si rimuove in blocco la ghiandola prostatica e le vescicole seminali ed è attualmente considerata il “gold standard” per la cura del tumore prostatico localizzato, per le elevate percentuali di guarigione. Sebbene il miglioramento della tecnica chirurgica (ad esempio tecnica “nerve-sparing”) abbia consentito una riduzione delle complicanze post-chirurgiche, la loro frequenza e l’impatto sulla qualità della vita dei malati, impongono una accurata selezione dei pazienti. Indubbiamente, nel corso degli ultimi anni, i criteri di selezione dei pazienti da sottoporre a prostatectomia radicale sono diventati più stringenti, anche grazie all’uso di nomogrammi predittivi dello stadio di malattia. Tuttavia, dai dati di letteratura si evince che tra il 14% ed al 41% dei pazienti operati presentano coinvolgimento dei margini chirurgici all’esame patologico definitivo. Di questi pazienti il 33-62%, presenta una ricaduta biochimica. Peraltro, la probabilità di ricaduta locale nei pazienti con margini chirurgici positivi è di circa il 50%, e il trattamento radiante post-operatorio, dai dati di letteratura disponibili, riduce tale rischio di oltre il 50%.

Radioterapia di Salvataggio

Il tumore alla prostata avanzato può rendere necessario un cambiamento nei propri ritmi e priorità.
Per prima cosa è importante adottare uno stile di vita sano, preferendo una dieta equilibrata e ricca di fibre, e dedicandosi regolarmente ad esercizi fisici. Non bisogna pretendere cambiamenti radicali o immediati, ma procedere a piccoli passi, fissando degli obiettivi da raggiungere.
Riorganizzare la propria vita spesso implica la rinuncia al lavoro e il prepensionamento: esistono sostegni economici per i malati oncologici ed è importante conoscere i propri diritti.
In alcuni casi diventa difficile svolgere le abituali attività quotidiane e si rendono necessari l’assistenza a domicilio o l’utilizzo di attrezzature e supporti speciali.

In caso di disturbi della minzione esistono numerosi rimedi, anche chirurgici, da valutare insieme al proprio medico, considerandone vantaggi e svantaggi.
Più complesso, invece, il discorso che riguarda i problemi legati alla sfera sessuale: il primo passo per affrontarli è quello di parlarne con il proprio partner e con uno specialista. Esistono poi vari rimedi meccanici, chirurgici e farmacologici che potrebbero attenuare o persino risolvere il problema.

  • tumore localmente avanzato, cioè esteso alle strutture adiacenti alla prostata, alla capsula prostatica e/o alle vescicole seminali e/o ai linfonodi del bacino;
  • tumore metastatico, diffuso ai linfonodi e/o ad altri siti (generalmente alle ossa);
  • tumore ricorrente o persistente (la cosiddetta recidiva), che si ripresenta dopo che il tumore primario è stato rimosso o trattato;
  • tumore resistente alla castrazione.

Per ridurre il senso di stanchezza, può essere utile pianificare la propria giornata concentrando le attività più importanti e stressanti al mattino, quando si hanno maggiori energie per affrontarle.
L’attività fisica è un ottimo alleato per ridurre lo stress e aiutare il rilassamento del corpo e della mente; inoltre, contribuisce a migliorare l’umore. Se non si è abituati a svolgere attività fisica, è consigliabile iniziare con una camminata e rivolgersi al proprio medico prima di affrontare esercizi più impegnativi.

Ogni paziente può riferire sintomi molto diversi, poiché essi dipendono sia dalla salute generale sia dalle zone colpite dalle cellule tumorali. Alcuni sintomi, inoltre, possono essere conseguenze delle terapie, ma anche questi possono variare in base alle condizioni cliniche del paziente.

Esistono diversi tipi di tumore alla prostata in stadio avanzato:

Come convivere con una diagnosi di tumore alla prostata metastatico: consigli e informazioni per affrontare la malattia e godersi il più possibile la vita.

8 Settembre 2016

  • senso di spossatezza, che può influenzare anche altri aspetti della vita quotidiana, come la motivazione, la capacità di concentrazione, l’umore e il desiderio sessuale;
  • dolore localizzato (soprattutto alle ossa);
  • problemi urinari;
  • disfunzioni sessuali;
  • disturbi renali;
  • disturbi dell’erezione
  • inappetenza;
  • ipocalcemia o diminuzione del calcio ematico;
  • alterazioni del sistema linfatico.

I risultati del sondaggio hanno evidenziato alcuni aspetti critici che devono affrontare gli uomini che convivono con la malattia in stadio avanzato e sottolineano il bisogno di incoraggiarli a parlarne di più.

Alcuni studi hanno evidenziato che chi consuma prevalentemente olio di oliva, rispetto a chi invece predilige i grassi di origine animale come il burro, corre un rischio minore di andare incontro al tumore della prostata.

Per migliorare l’apporto di fibre alimentari e garantire anche un introito di isoflavonoidi, che alcuni studi indicano come preventivi per diversi disturbi della prostata, si possono consumare i fagioli, ceci e gli altri legumi.

La metà circa degli uomini intervistati (47%) ignora i sintomi del tumore della prostata in stadio avanzato. E tre su cinque (59%) non sempre riconoscono che il dolore di cui soffrono potrebbe essere correlato alla malattia.

Risponde: Maggi Mario – Andrologo e sessuologo

La difficoltà di discutere dei sintomi può anche essere motivata culturalmente. Più di un uomo su tre (36%) in Europa e Asia-Pacifico (APAC) afferma di non essere a proprio agio nel discutere con i medici di come si sente fisicamente, rispetto a soltanto un uomo su 10 (12%) negli Stati Uniti. E tuttavia un numero maggiore di questi pazienti presenta un tumore in stadio avanzato che si è diffuso alle ossa (EU 72%, APAC 53%) rispetto alla controparte statunitense (53%).

I familiari dei pazienti con tumore prostatico avanzato possono essere molto colpiti dalla malattia, ma sono anche in grado di giocare un ruolo importante nel migliorare il decorso della neoplasia.

I risultati della più ampia indagine internazionale sul tema (1200 intervistati) presentati allo European Cancer Congress 2015.

Gli zuccheri raffinati mettono a rischio la salute della prostata, soprattutto se assunti in eccesso. Meglio andarci piano quindi con i dolci e con le bevande zuccherate.