Tumore della prostata: approccio – Bocciardi

NOVITA‘ – “Puntando sulle potenzialità del super-ingrandimento ottico e tridimensionale e sull’ampiezza di movimento e di rotazione del braccio robotico – spiega Bocciardi (60 anni, milanese di adozione, ma ‘di fiere origini toscane’)- incidiamo il peritoneo parietale, lo strato che riveste le pareti della cavità addominale nello spazio fra la vescica e il retto, accedendo così alle vescicole seminali e alla prostata nel pieno rispetto dei fasci nervosi. In questo modo, i rischi non sono del tutto debellati, ma decisamente minori. L’incisione è molto ridotta quindi meno traumatica, evitando l’eccessivo sanguinamento”, racconta Bocciardi. In pratica si arriva alla prostata attraverso un percorso che passa dietro la vescica, ottenendo così una migliore preservazione della continenza urinaria ed un migliore risparmio dei nervi deputati all’erezione, il tutto rispettando la priorità oncologica di eradicazione del tumore.

PER CHI – “In generale – dice il Dr. Bocciardi – l’intervento chirurgico si attua nei pazienti con aspettativa di vita superiore ai 10 anni e consiste nella asportazione completa della prostata, delle vescicole seminali ed eventualmente dei linfonodi loco-regionali. L’obiettivo primario è l’eradicazione completa della malattia preservando, laddove tecnicamente fattibile ed oncologicamente corretto, la continenza urinaria e la funzione erettile grazie al risparmio delle strutture neuro-vascolari deputate all’erezione e mantenendo l’integrità anatomica del collo vescicale”.

3 Febbraio 2016

RISULTATI – La tecnica di Bocciardi, presentata per la prima volta nel 2010 alla comunità scientifica sulla rivista “European Urology”, nel tempo è stata perfezionata permettendo di migliorare i risultati, come dimostrato dalle pubblicazioni scientifiche. Inoltre l’esperienza ha portato il chirurgo di applicarla anche ai casi oncologicamente più complessi.

SOLDI – La spesa per un ricovero ospedaliero normalmente è di alcune centinaia di euro al giorno, con l’”approccio Bocciardi” il paziente viene dimesso dall’ospedale dopo soli 3 giorni. Con la chirurgia tradizionale “a cielo aperto” la degenza era di 8-10 giorni.

RISCONTRI – Il chirurgo spiega: “Con l’approccio retro-vescicale alla prostatectomia radicale robotica, entro un mese dall’intervento il 95% dei pazienti non presenta incontinenza urinaria e la maggior parte di loro (escludendo chi presenta deficit erettile già prima dell’intervento) presenta erezioni valide e rapporti sessuali soddisfacenti. Tutto questo, mantenendo l’obiettivo primario che è quello oncologico, ovvero l’asportazione e la cura del tumore della prostata. I riscontri clinici positivi riguardano anche altri parametri importanti: fino agli anni ’90, con la prostatectomia radicale con tecnica a cielo aperto si rendeva necessaria quasi sempre una trasfusione di sangue a causa dell’emorragia in una percentuale di casi tra il 20 ed il 40. Oggi il dato è sceso al 10%”.

Anche in medicina, le vie del Signore sono infinite. Almeno per il cancro alla prostata. Ma una cosa è certa. Per il chirurgo Aldo Bocciardi, Direttore del reparto di Urologia all’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, l’evoluzione robotica della laparoscopia grazie al sistema davinci® riduce al 20% i casi di disfunzione erettile e al 5% quelli di incontinenza urinaria, (contro percentuali fra il 30 e il 100 e fra il 10 ed il 40 del passato, rispettivamente, con soli 3 giorni di ricovero e relativo risparmio sulla spesa pubblica). La svolta per la quale la sua metodica fa scuola nel mondo è nell’approccio anatomico differente rispetto alle tecniche tradizionali. Il medoto mini-invasico ideato da Bocciardi ha già eseguito oltre 900 operazioni con questa tecnica.

36MILA CASI – La neoplasia prostatica colpisce ogni anno oltre 36.000 italiani (dati AIRTUM), è attualmente la neoplasia solida maligna più frequente nell’uomo, costituendo il 15% circa di tutte le neoplasie maschili ed è la seconda causa di morte per tumore nell’uomo, dopo la neoplasia polmonare. Non esiste una prevenzione primaria specifica. Raro prima dei 45 anni, il tumore della prostata ha una incidenza che incrementa progressivamente con l’età che quindi rappresenta il fattore primario di rischio. Sono infatti più colpiti gli uomini con una età superiore a 65 anni con un picco di incidenza tra i 72 ed i 74 anni. Tra i 60 e gli 80 la malattia si presenta in 1 uomo su 8. Altri fattori di rischio importanti sono la familiarità, la dieta (sembrano essere fattori protettivi un elevato apporto di vitamina E, di licopene e di acidi grassi omega-3), la razza (quella afroamericana è a maggior rischio di tumore) e lo stile di vita in generale. Il tasso di guarigione del cancro alla prostata è elevatissimo (oltre l’80%).

DOVE – L’ ‘Approccio Bocciardi’ sta facendo scuola in tutto il mondo. Il chirurgo è chiamato ad eseguire sessioni di chirurgia in diretta a scopo formativo ai più autorevoli convegni mondiali come nel 2015 quelli di Bilbao, Istanbul, Aalst. In Italia, la sua metodica è applicata anche a Roma, Grosseto e Bassano del Grappa; il Direttore del principale istituto di urologia degli Stati Uniti la applica da tempo, apprezzandone i risultati e ancora in Francia, dove il noto chirurgo Richard Gaston di Lione è stato uno dei primi a riconoscerne il valore.

Ogni anno in Italia oltre 35 mila uomini scoprono di avere un cancro alla prostata. Fortunatamente, se preso in tempo, le speranze di superare la malattia sono molto elevate . Tra le varie possibili strategie terapeutiche, soprattutto quando il tumore è ben localizzato, c’è la rimozione della prostata per via chirurgica.

Un esempio? Grazie ad una tecnica operatoria messa a punto dal professor Aldo Bocciardi, Direttore del reparto di Urologia all’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, oggi con il robot è possibile ridurre al 20% i casi di disfunzione erettile e al 5% quelli di incontinenza urinaria associati all’operazione .

COME SI INTERVIENE

IN COSA CONSISTE LA NUOVA TECNICA

Ad oggi non c’è una regola generale nel trattamento del tumore. A seconda dell’evoluzione della malattia e dell’età del paziente l’approccio cambia. Un esempio? Soprattutto per pazienti anziani o con altre malattie gravi -o nel caso di tumori di piccole dimensioni e con basso rischio- si può scegliere di non attuare nessun tipo di terapia e aspettare monitorando la malattia . Quando la massa è circoscritta si può invece optare per la rimozione dell’intera prostata. Ciò può essere fatto sia con la chirurgia classica sia con quella assistita da robot. Diversi studi indicano che ai fini della rimozione della massa tumorale non c’è una tecnica che prevale sull’altra. La vera differenza è negli effetti collaterali post-operatori. In questo caso il robot vince .

QUALI SONO I VANTAGGI

Da diverso tempo gli urologi sono al lavoro per testare nuove possibili tecniche operatorie in grado di diminuire la possibilità di andare incontro a incontinenza urinaria e disfunzione erettile post- intervento. Una di queste è stata messa a punto dal professor Aldo Bocciardi. L’approccio è differente rispetto a tutti i metodi sino ad oggi testati: « Puntando sulle potenzialità dell’ingrandimento ottico e tridimensionale e sull’ampiezza di movimento e di rotazione del braccio robotico di DaVinci -questo il nome del robot- incidiamo il peritoneo parietale, lo strato che riveste le pareti della cavità addominale nello spazio fra la vescica e il retto, accedendo così alle vescicole seminali e alla prostata nel pieno rispetto dei fasci nervosi. In questo modo i rischi non sono del tutto debellati ma decisamente minori. L’incisione è molto ridotta quindi meno traumatica, evitando l’eccessivo sanguinamento» spiega l’esperto. In altre parole si tratta di un intervento in cui si accede alla prostata con un percorso differente.

Oggi questo intervento può essere effettuato in modo classico mediante l’utilizzo del bisturi, per via laparoscopica o attraverso l’utilizzo della chirurgia robotica . Quest’ultima -pur essendo più costosa- sembrerebbe essere l’approccio con meno effetti collaterali .

FABIO DI TODARO

L’indagine ha dimostrato che anche la sensazione di stanchezza e l’aumento di stress diminuiscono dopo circa 5 settimane di allenamento, facendo leva sulla componente emotiva di socializzazione correlata agli incontri che lo yoga prevede, almeno due volte a settimana.

Autore: Solotusaiche.it – 5 ottobre 2017

Autore: Solotusaiche.it – 30 novembre 2017

Da oltre trent’anni, la comunità scientifica internazionale si interroga sugli effetti dello yoga, portando alla luce riflessioni e risultati sempre sorprendentemente positivi.

Autore: Solotusaiche.it – 27 ottobre 2017

Vita sedentaria, sovrappeso, fumo e alimentazione poco equilibrata sono gli ingredienti per una vita per nulla sana, con colesterolo e trigliceridi alti, diabete e sovrappeso: il risultato? L’insorgere di gravi malattie croniche che possono incidere anche sulla salute del sistema cardiovascolare, con un aumento della pressione sanguigna. SOS ipertensione: è, dunque, proprio il caso di dirlo. Si sa che non esiste una distinzione tra.

Lo yoga è una pratica millenaria, che affonda le sue antichissime radici in India, come disciplina legata alla meditazione e alla spiritualità. Negli ultimi decenni, anche in Occidente, molti scelgono lo yoga per i benefici apportati a spirito, mente e corpo.

  • stanchezza eccessiva;
  • disfunzione erettile e peggioramento dell’attività sessuale;
  • incontinenza urinaria;
  • aumento del livello di stress.

Uno studio dell’Università della Pennsylvania, pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista International Journal of Radiation Oncology, Biology and Physic, si è concentrato sugli effetti dello yoga nei pazienti colpiti da tumore alla prostata; in particolare, è stata valutata l’efficacia della disciplina nel contrastare i disturbi causati dalla radioterapia.