Tumore alla prostata – sintomi e cause – sopravvivenza

  1. Sviluppare un carcinoma prostatico,
  2. Avere un evoluzione infausta.

4) La capacità dei prodotti lattiero-caseari di aumentare le concentrazioni del fattore di crescita insulino-simile 1 è un’altra possibile spiegazione del legame tra tumore alla prostata e latte.

  1. L’età è il fattore principale per il cancro alla prostata. Si è scoperto che gli uomini che hanno 65 anni e più hanno un rischio maggiore di avere questo tipo di cancro.
  2. La storia famigliare è un altro fattore per la formazione del cancro alla prostata.
    Un uomo ha un rischio maggiore di contrarre questa malattia se il padre ha sofferto dello stesso disturbo in precedenza. Il rischio aumenta di due o tre volte in media.
  3. La mortalità è più alta nelle persone di razza nera (circa il doppio). (Fonte)

Pasquale,
Si, io credo che la prima medicina sia la dieta, poi si passa ai farmaci.
Nel tuo caso, consiglio di stare attento a tutto quello che può interferire con la prostata, quindi latticini e maiale.
Ti consiglio di limitare o eliminare anche i cereali, soprattutto con il glutine.
Frutta e verdura non devono mai mancare dalla tua dieta, ma attento alle solanacee e alla frutta rossa (anguria, fragola, ecc.)

  • Difficoltà e problemi di erezione
  • Eiaculazione dolorosa
  • Dimagrimento o perdita di peso (soprattutto ad uno stadio avanzato)
  • Sangue nelle urine o nello sperma
  • Sintomi causati da metastasi o diffusione del tumore: dolore pelvico (bacino), dolore osseo, gambe gonfie in caso di ostruzione dei linfonodi.

Il tumore della prostata si forma

6) Il latte intero e i latticini ad alto contenuto di grassi possono aumentare le concentrazioni di peptide C. Questa sostanza può aumentare il rischio di carcinoma prostatico aggressivo (Fonte – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15075172)

Non si conoscono le cause precise.
Tuttavia, ci sono alcuni fattori di rischio che possono causare il cancro.

La prostata è una ghiandola propria solo dei maschi che:

Se le armi per combattere questo tumore, ‘tallone d’Achille’ maschile, permettono la scelta fra più opzioni – dalla chirurgia alla radioterapia, dall’ormonoterapia alle terapie sistemiche con chemioterapici – uno dei crucci degli specialisti è il ritardo della diagnosi che in certi casi porta alla scoperta della neoplasia quando ha già corso tanto.

Gli ostacoli, evidenzia Giacomo Cartenì, direttore dell’Uoc di oncologia medica dell’azienda ospedaliera di rilievo nazionale Antonio Cardarelli di Napoli, sono diversi: “La natura stessa della neoplasia che cresce nella parte più periferica della ghiandola prostatica, il cosiddetto mantello, e non dà segni se non dopo che ha infiltrato la capsula”, elenca l’esperto. E ancora la beffa per cui “molti tumori della prostata non producono Psa, quindi un valore basso non sempre è sinonimo di negatività. Bisogna poi sottolineare una certa carenza di indagini diagnostiche per le quali si dovrebbe attivare la ricerca”.

Enzalutamide, spiega infatti Sergio Bracarda, direttore dell’Unita operativa complessa di oncologia medica nell’azienda Usl Toscana Sud-Est, Istituto toscano tumori, ospedale San Donato Arezzo, inibisce “in maniera potente il recettore degli androgeni”, cruciale “nel processo di crescita e metastatizzazione della cellula tumorale prostatica. Oltre all’efficacia, cioè a un miglioramento della sopravvivenza, è caratterizzato anche da un buon profilo di tollerabilità”, assicura l’esperto.

Per mettere sotto scacco la malattia, sottolinea Barbara Jereczek, professore associato di Radioterapia all’università degli Studi di Milano e direttore della Divisione di radioterapia all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) nel capoluogo lombardo, serve “lavoro di squadra. Alcuni studi dimostrano che il lavoro multidisciplinare e la collaborazione tra le varie figure specialistiche migliorano del 10% i risultati clinici in oncologia. Anche in Italia come in molti Paesi questa esigenza è stata recepita. Da qui nasce la volontà di creare delle Prostate Cancer Unit simili a quelle già esistenti per il tumore al seno”.

Gli studi “Affirm, condotto su pazienti con tumore prostatico metastatico resistente alla castrazione già trattati con chemio, e Prevail, condotto su pazienti con tumore prostatico metastatico naive alla chemio – aggiunge Cartenì – hanno dimostrato un miglioramento della sopravvivenza globale, un buon profilo di sicurezza e tollerabilità con effetti collaterali scarsi e di poca importanza rispetto ai pazienti trattati con placebo, permettendo un miglioramento della qualità di vita. Enzalutamide ha anche ridotto il rischio di fratture e compressioni del midollo spinale nei pazienti con metastasi ossee. Il farmaco, inoltre, non necessita dell’aggiunta di cortisone” ed è prescrivibile anche ai pazienti che non sono stati sottoposti a blocco androgenico totale.

Pubblicato il: 17/05/2016 12:56

La scelta della terapia, precisa Giaro Conti, primario di Urologia all’ospedale Sant’Anna di Como e segretario generale della Società italiana di urologia oncologica, “dipende dalle caratteristiche del paziente e della malattia. Tutti i trattamenti hanno subito nell’ultimo decennio un’evoluzione importante, contribuendo a ridurre la mortalità e a migliorare la qualità della vita”. La terapia ormonale è uno dei cardini del trattamento farmacologico del carcinoma prostatico perché punta a ridurre gli androgeni, in particolare il testosterone che ha un ruolo importante nella crescita e nell’evoluzione del tumore. Enzalutamide, precisa Conti, “è risultato efficace sia nei pazienti con metastasi ossee che viscerali”.

E’ un killer silenzioso, a volte difficile da intercettare. In Italia il cancro alla prostata avanza al ritmo di 35 mila nuove diagnosi l’anno e 8 mila morti, il 40% dei pazienti sviluppa metastasi e in 1-2 casi su 10 il tumore viene scoperto in ritardo, quando ormai è in fase avanzata. E’ la terza neoplasia maligna nella popolazione generale, la più frequente nei maschi adulti per i quali dopo i 50 anni rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati. Ma nell’esercito eterogeneo di pazienti si contano almeno 398 mila uomini con una pregressa diagnosi di carcinoma prostatico che, malgrado i progressi terapeutici, in un’elevata percentuale di casi evolve in una forma resistente alla terapia anti-androgenica e metastatizza.

Proprio per chi presenta forme metastatiche resistenti alla terapia ormonale e non sottoposte a chemio, l’Aifa autorizza ora l’indicazione pre-chemioterapia di enzalutamide, agente ormonale orale di ultima generazione, già utilizzato dopo il fallimento del trattamento chemioterapico. Un farmaco, frutto della ricerca di Astellas Pharma, che punta direttamente al ‘motore’ di crescita del tumore prostatico, il testosterone, ‘staccando la chiave’ che lo alimenta.