Tac e carcinoma prostatico

La prostatectomia radicale rimane l’opzione terapeutica che offre le migliori possibilità di guarigione a lungo termine. Se confrontata con altre modalità terapeutiche come la radioterapia, l’intervento chirurgico presenta il vantaggio di poter ottenere una stadiazione patologica dettagliata tramite l’esame istologico dell’organo asportato. Nel caso l’esame istologico definitivo indichi la presenza di un carcinoma prostatico localizzato (confinato all’interno della capsula prostatica), la sopravvivenza libera da recidive a 10 anni è superiore al 90 percento.

A differenza dell’intervento chirurgico per l’iperplasia prostatica benigna, la chirurgia del carcinoma prostatico prevede l’asportazione dell’intera prostata e non solo della sua porzione interna. Si tratta dell’intervento di prostatectomia radicale. Durante l’intervento si asporta l’intera prostata comprese le vescicole seminali, piccoli organi localizzati dietro la prostata ove si raccoglie il liquido seminale.

Quali sono le possibili complicanze a lungo termine della prostatectomia radicale ?

Come si fa ad essere sicuri che il carcinoma prostatico è allo stadio iniziale ?

Se ha eseguito le visite urologiche ogni anno a partire dai 50 anni, si tratterà molto probabilmente di un tumore in stadio iniziale, da cui potrà guarire. Per decidere la terapia più appropriata bisognerà considerare lo stadio ed il grado del tumore, l’età e le condizioni di salute della persona affetta.

Che cos’è la vigile attesa ?

Chi sono i pazienti candidati per l’intervento chirurgico di prostatectomia radicale ?

Uomini di età avanzata con un’aspettativa di vita limitata a causa di malattie concomitanti e uomini con piccoli tumori di basso grado, ovvero di scarsa aggressività biologica sulla base del punteggio di Gleason ottenuto dall’esame istologico della biopsia prostatica.

Come incidono l’età e le condizioni di salute della persona affetta sulle decisioni terapeutiche ?

1 Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, Milano
2 Università di Milano-Bicocca
3 CNR Istituto di Bioimaging Molecolare e Fisiologia, Milano
4 Divisione di Urologia, Istituto Europeo di Oncologia, Milano
5 Divisione di Urologia Università di Milano, Ospedale San Paolo, Milano

Value of [11C]Choline-PET in re-staging prostate cancer: a comparison with [18F]FDG-PET

Ospedale San Raffaele – Milano, via Olgettina 60, 20132 Milano, Italia – Tel. 02 26 431
“Le informazioni medico-scientifiche che si trovano in questo sito si intendono per un uso esclusivamente informativo e non possono in alcun modo sostituire la visita medica.”

Milano, 7 aprile 2003 – Uno studio eseguito all’Istituto Scientifico San Raffaele e che sarà pubblicato sul numero di aprile del Journal of Urology, prestigiosa rivista internazionale di urologia, ha dimostrato l’efficacia di un nuovo esame, la Tomografia ad Emissione di Positroni (PET) con il nuovo tracciante C-Colina, che consente di individuare la ripresa del tumore alla prostata.
Lo studio è stato condotto presso il centro di Tomografia ad Emissione di Positroni (PET)
dell’Istituto Scientifico San Raffaele diretto da Ferruccio Fazio, in collaborazione con le divisioni di Urologia dell’Istituto Scientifico San Raffaele (diretta da Patrizio Rigatti), dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Ospedale San Paolo di Milano ed il Servizio di Radiologia Diagnostica dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano.

Uno studio dell’Istituto Scientifico San Raffaele che sarà pubblicato sul Journal of Urology ha messo a punto un nuovo esame che permette di individuare la recidiva del tumore alla prostata

La PET è una tecnica di imaging che si sta imponendo in ambito diagnostico come metodica di riferimento per valutare i tumori solidi. Questa metodica consente di ottenere, in maniera non invasiva, informazioni metaboliche di tutto il corpo mediante l’impiego di traccianti radioattivi analoghi ai substrati naturali dei principali processi metabolici della cellula.
Poiché i tumori presentano caratteristiche metaboliche differenti è necessario utilizzare diversi traccianti per identificare i diversi tipi di tumore: nel caso particolare del tumore della prostata si è infatti osservato che il tracciante comunemente utilizzato nei tumori ([18F]FDG) non presenta caratteristiche ottimali e lo sviluppo di traccianti alternativi si è reso pertanto necessario.

Studio pubblicato su JOURNAL OF UROLOGY, APRILE 2003

La PET quindi, grazie all’uso del nuovo tracciante C-Colina, si è dimostrata efficace per l’identificazione del tumore alla prostata riducendo la necessità di molteplici esami e dei lunghi tempi di attesa.

Grazie all’uso del nuovo tracciante, la C-Colina, la PET total body si è dimostrata efficace nell’identificazione della presenza del tumore in 100 pazienti che avevano già subito il trattamento radicale del tumore della prostata e in cui il valore del marcatore tumorale PSA segnalava un sospetto di ripresa di malattia.
Con un solo esame è stato possibile un tempestivo intervento o di linfoadenectomia retroperitoneale in caso di linfonodi metastatici o di applicazione di semi radioattivi in caso di malattia locale o di Radioterapia mirata in caso di localizzazioni ossee.