Prostata ingrossata si opera

E’ un maschio il prim…

Meno motivazione nella vi…

Protegge Il Cuore E Salva L’amore

Una serie di test su pazi…

IL SESSO E’ SALVO Greenlight tutela anche la potenza sessuale. Sottolinea Miano: “Nessun paziente sessualmente attivo ha sviluppato impotenza dopo l’intervento: il laser non causa danni ai nervi dell’erezione, quelli che si trovano a ridosso della prostata, non causa incontinenza ed evita le recidive, a conferma che la metodica offre reale e definitiva soluzione per l’IPB”.

LA PATOLOGIA MASCHILE PIU’ DIFFUSA L’ipertrofia prostatica (IPB, ingrossamento benigno della prostata), che colpisce circa l’80% degli italiani sopra i 50 anni, “è un problema sociosanitario con costi altissimi, con oltre 40 mila interventi chirurgici l’anno, 14.854 ricoveri, 327,8 milioni di euro spesi per il trattamento farmacologico e 74.834 giornate di assenza dal lavoro. “L’ipertrofia prostatica”, dice il professor Giuseppe Vespasiani, Direttore dell’Unità Operativa di Urologia della Fondazione Policlinico Tor Vergata, Roma, “ è destinata ad aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione maschile tanto che in Italia si pone ai primi posti per diagnosi effettuate ogni anno, seconda solo all’ipertensione arteriosa. L’IPB incide pesantemente sulla qualità di vita, provocando disturbi che vanno dalla difficoltà a urinare, all’insopprimibile urgenza, all’aumentata frequenza minzionale diurna ma anche notturna che disturba il sonno dei pazienti. Infine, nei casi più seri, porta alla completa ritenzione urinaria che richiede l’urgente ricorso al catetere per lo svuotamento della vescica. L’IPB si accompagna talvolta anche a disfunzioni sessuali, impotenza e problemi di eiaculazione. Quando la prostata si ingrossa, ostacolando e ostruendo il passaggio dell’urina e i farmaci (antiprostatici e gli alfa-litici) non sono più sufficienti è necessario asportare chirurgicamente il tessuto in eccesso e cioè quella parte che in termine medico viene definita adenoma”.

“Rispetto alla TURP, precisa il professor Andrea Tubaro, Professore Associato di Urologia, Università La Sapienza, Roma Direttore dell’ Unità Operativa Urologia, Ospedale Sant’ Andrea, Roma “che può causare emorragie intra e perioperatorie e richiedere trasfusioni, Greenlight ,grazie all’istantanea coagulazione dei vasi che evita sanguinamento, è l’unico trattamento che consente di operare in assoluta sicurezza anche pazienti ad alto rischio come quelli con malattie cardiovascolari ,della coagulazione e i portatori di stent coronarici e di protesi endovascolari che non sono più costretti a sospendere la terapia anticoagulante e/o antiaggregante (come invece avviene per gli interventi chirurgici tradizionali, TURP compresa e gli altri laser ). Questi pazienti costituiscono, insieme a quelli con deficit respiratori, un problema chirurgico importante perché la sospensione dei farmaci antiaggreganti e anticoagulanti li espone al rischio di gravi complicanze. Il laser verde è anche indicato nei pazienti con pacemaker, perché evita il ricorso all’elettrobisturi, generatore di quelle onde elettriche che possono interferire con la stimolazione elettrica dei pacemaker cardiaci. Il ricorso a Greenlight è quindi di importanza determinante in considerazione dell’aumento della popolazione affetta da ipertrofia prostatica e disturbi cardiologici in terapia anticoagulante”.

UNICO LASER CHE NON VIETA ANTICOAGULANTI

Su Pnas la ricerca di due…

La prostata è una ghiandola endocrina, grande come una noce, che fa parte dell’apparato genitale maschile. Percorsa dalla prima porzione dell’uretra, si trova sotto la vescica e ha la funzione di produrre il liquido seminale, uno dei costituenti dello sperma, che contiene gli elementi necessari a nutrire e veicolare gli spermatozoi. Man mano che gli uomini invecchiano, la prostata tende a ingrandirsi. Per la maggior parte degli uomini questo ingrossamento non è un problema, ma in alcuni casi può dare luogo a sintomi di carattere urinario: flusso lento e/o interrotto, difficoltà o bisogno più frequente di urinare, sensazione di svuotamento non completo, e in taluni casi, incontinenza (perdita del controllo della funzione urinaria).

Infine tra i disturbi della prostata troviamo quello più grave: l’adenocarcinoma prostatico. Questo costituisce un tumore maligno relativamente comune, la cui incidenza aumenta con l’età. Sopra i 50 anni, infatti, il rischio è più elevato e pertanto l’esame del PSA andrebbe eseguito almeno una volta all’anno dopo aver raggiunto quell’età. Le cause di tumore non sono facilmente identificabili ma sembra esserci una componente genetica, oltre quella legata allo stile di vita, di alimentazione ecc.

L’ipertrofia prostatica benigna (BPH) provoca il progressivo ingrossamento della prostata, che inizia di norma con la mezza età. Anche se non sono ancora del tutto chiare le cause effettive di questa patologia, i dati dimostrano che esiste una relazione tra l’insorgenza di tale disturbo e il cambiamento ormonale, tipico dell’avanzare dell’età. Infatti circa il 25% degli uomini oltre i 50 anni, inizia a sviluppare questo disturbo.

In questo articolo parleremo delle erbe officinali per la prostata, dove per “erbe” s’intendono le specie annuali o perenni, che differiscono dalle “piante”per la consistenza non legnosa, per lo più di colore verde delle parti aeree, impiegate un tempo nelle “officine” (laboratori) degli speziali, e per questo motivo chiamate appunto “officinali“.

Qui invece parleremo delle erbe officinali che spesso incontriamo appena ci addentriamo in campi e negli spazi verdi della città e che spesso definiamo come erbacce.

Questa ghiandola può essere la sede di malattie di tipo infiammatorio come le prostatiti, o a carattere oncologico come l’ipertrofia prostatica benigna (BPH), e il tumore maligno (adenocarcinoma prostatico). Trovandosi situata sotto la vescica e intorno all’uretra può influire sul modo di urinare; pertanto ogni volta che insorgono bruciori o alterazioni nella minzione, la prostata può potenzialmente esserne la causa.

Tra le erbe per la prostata, che comunemente possiamo incontrare negli orti o semplicemente nel parco sotto casa, troviamo

  • Zucca: appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae sono piante, in genere, annuali, raramente perenni. Sono quasi tutte piante erbacee, cioè non hanno fusto legnoso. I loro frutti, detti “pepònidi”, sono rivestiti di una scorza più o meno dura ed hanno una polpa carnosa nella quale sono presenti numerosi semi. I semi di zucca, dalle proprietà benefiche, sono largamente impiegati in prodotti fitoterapici per la cura dell’ipertrofia prostatica benigna, perché contengono contengono betasteroli strutturalmente simili agli androgeni ed agli estrogeni. Queste sostanze si sono dimostrate utili per abbassare i livelli di colesterolo e migliorare i sintomi dell’ipertrofia prostatica, effetto che sembra legato in parte alla capacità di inibire la conversione del testosterone in diidrotestosterone, e in parte all’ostacolo offerto nei confronti del legame tra recettori degli androgeni e diidrotestorone. Quest’ultima sostanza è un ormone derivato dal testosterone per opera dell’enzima 5-alfa-reduttasi, coinvolto – tra l’altro – nell’iperproliferazione delle cellule prostatiche.
  • L’ortica: pianta erbacea perenne, originaria dell’Asia occidentale, oggi diffusa in tutte le regioni temperate del globo, Italia compresa e considerata come infestante. La radice corrisponde alla parte della pianta (droga) che ricopre un ruolo di primo piano nel trattamento sintomatologico dell’ipertrofia prostatica benigna. Infatti rizomi e radici essiccate si caratterizzano per la presenza di fitosteroli (β-sitosterolo, daucosterolo e relativi glucosidi) e scopoletina; discreta anche la presenza di tannini, lecitine, sali minerali, fenilpropani e lignani. Questi ultimi in particolare sono in grado di limitare la crescita del tessuto prostatico, indotta dagli androgeni ed in particolare dal diidrotestosterone; mentre la presenza dei fitosteroli rende la pianta capace di diminuire la conversione del testosterone in estrogeni, riequilibrando così il rapporto androgeni/estrogeni.

Per curare i disturbi della prostata, la fitoterapia ricorre a piante ed erbe officinali, e tra queste molte sono arbusti come l’uva ursina o alberi come la seronoa o la sequoia, dalle spiccate proprietà antinfiammatorie, antibatteriche e riequilibranti del sistema ormonale maschile.

Tra le varie cause di rialzo del PSA, la più frequente, oltre il carcinoma prostatico, è un’infezione. Spesso in questi casi a fronte di un valore che cresce in maniera acuta si associano sintomi minzionali. Perciò è indicato procedere con una terapia antibiotica per poi ripetere l’esame del PSA. Se il valore si è abbassato, viene confermata la causa infettiva, se invece il PSA continua a salire c’è qualcosa di più serio che va accertato con una biopsia prostatica eco-guidata.

Oltre a questo trattamento a Niguarda operiamo circa 200 pazienti ogni anno per prostatectomia (il tumore alla prostata colpisce 25.000 uomini italiani all’anno). Al di là dei numeri il vero problema su cui concentrarsi è quello della qualità della vita. Per la rimozione chirurgica della prostata, una volta, l’alternativa era solo un intervento demolitivo, molto invasivo con gravi conseguenze sull’erezione e sulla continenza. Mentre oggi con la chirurgia robotica e il nuovo approccio adottato nel nostro centro, l’operazione è mininvasiva e molto più conservativa.
La differenza tra l’intervento classico e quello messo a punto presso l’urologia del Niguarda sta nell’approccio chirurgico: in pratica per operare questi casi utilizziamo il robot e un accesso nuovo, quello retro-vescicale. Così il paziente può essere dimesso già all’indomani dell’operazione oppure dopo 2 o 3 giorni, al massimo, di degenza; il 90% esce dalla sala operatoria senza catetere e la continenza totale a 3 mesi dall’intervento è per il 98% dei casi operati. Infine il 40% dei pazienti in attività sessuale riesce ad avere rapporti già a un mese dall’intervento.
È come riparare il motore di una macchina da sotto anziché da sopra, aprendo il cofano, per non strappare i cavi elettrici. Nelle tecniche d’intervento precedenti il chirurgo cercava di risparmiare i nervi cavernosi puntando sulle potenzialità di ingrandimento ottico della tecnica laparoscopica e sull’ampiezza di movimento e di rotazione del braccio robotico. Ma il passaggio degli strumenti avveniva proprio attraverso la zona più a rischio.
Noi entriamo dalla parte opposta: incidiamo il peritoneo parietale, lo strato che riveste le pareti della cavità addominale, nello spazio tra la vescica e il retto. Isoliamo le vescicole seminali e raggiungiamo l’apice della prostata senza incontrare le fasce nervose.
Questa tecnica ci permette di passare attraverso un’incisione molto più piccola, quindi meno traumatica e con meno sanguinamento di quella utilizzata normalmente nella prostatectomia robotica.

Il PSAacronimo di Prostate Specific Antigen – è una proteina sintetizzata dalle cellule della prostata. Piccole concentrazioni di antigene prostatico sono normalmente presenti nel siero di tutti gli uomini e si possono valutare tramite un semplice esame del sangue.

Alle terapie tradizionali basate sui farmaci e la chirurgia, si è affiancato negli ultimi anni un trattamento mini-invasivo che sta registrando ottimi risultati: è l’embolizzazione.
Il trattamento consiste in un piccolo taglio a livello inguinale e si sfrutta questo accesso per introdurre un catetere da 1 millimetro e mezzo di diametro al cui interno scorre un altro catetere ancora più piccolo, praticamente dello spessore di un capello. Grazie a questi strumenti e sotto guida angiografica si raggiungono le arterie prostatiche. A questo punto si rilasciano delle micro sfere del calibro di 300-500 micron che vanno a tappare le arterie dell’adenoma prostatico, ovvero la porzione ingrossata della ghiandola.
In pratica mediante l’embolizzazione si vanno a “tagliare i rifornimenti al tessuto in eccesso”, che muore e viene progressivamente riassorbito, rimpicciolendosi. Vista la bassa invasività della procedura, che si realizza in anestesia locale, in regime di day hospital o con al massimo una notte di ricovero, si capisce che l’embolizzazione è l’ideale per i pazienti anziani complessi con più patologie, cardiache, respiratorie, diabete o problemi di coagulazione, per cui la chirurgia classica è una strada difficilmente praticabile. E’ così è stato anche per la casistica di Niguarda che ha un’età media di 75-80 anni. Comunque nulla vieta di allargare l’embolizzazione ai pazienti sintomatici più giovani, per cui l’assenza di impatto sulla funzionalità sessuale rappresenta un plus non di poco conto.
Questa tecnica è sicura, a patto che venga realizzata con la giusta dotazione tecnologica che consenta di centrare il bersaglio. Infatti, a livello anatomico ci possono essere delle connessioni tra le arterie prostatiche e quelle che vanno alla vescica o al retto. E per essere certi di raggiungere il punto desiderato non basta la visualizzazione angiografica, occorre integrarla con delle scansioni Tac che permettono allo specialista di avere una visione tridimensionale, tecnologia di cui disponiamo a Niguarda.

La prostata è una ghiandola delle dimensioni di una castagna che si trova al di sotto della vescica.
L’ipertrofia prostatica benigna (o adenoma prostatico) è una condizione caratterizzata dall’aumento delle dimensioni della ghiandola.
Colpisce il 5-10% degli uomini di 40 anni, e fino all’80% degli uomini tra i 70 e gli 80 anni (fonte: SIU, Società Italiana di Urologia).

Il numero dei soggetti in cui l’ipertrofia prostatica benigna diventa sintomatica, cioè costituisce effettivamente un disturbo, è circa la metà. In questi casi i segnali più evidenti sono la difficoltà a urinare che coincide con uno svuotamento problematico della vescica, ma anche con stimoli impellenti e con l’aumento diurno e notturno della frequenza minzionale. Nei casi più gravi si può arrivare addirittura ad un blocco urinario per cui si rende necessario l’introduzione di un catetere.

Il valore del PSA di per sé è poco significativo, quello che conta è la sua stabilità o variazione nel tempo. Ovvero il PSA patologico è quello che ha una crescita molto rapida: più è rapida più è probabile che dietro questo incremento ci sia un tumore della prostata, ipertrofia prostatica benigna o alcune forme di prostatite.

Il robot Da Vinci
Simile ad un ragno con quattro braccia i cui movimenti sono comandati a distanza mediante una consolle, il robot esegue i movimenti che il chirurgo gli impartisce grazie ad appositi joystick di manovra.
L’area di intervento appare su uno speciale visore tridimensionale grazie alla ripresa di una mini-telecamera 3D introdotta insieme agli strumenti nell’addome del paziente per via laparoscopica. La tecnica robotica rappresenta, infatti, un’evoluzione della laparoscopia, in quanto permette un notevole raffinamento dei movimenti del chirurgo. La via d’accesso è la stessa ma con molti vantaggi in più sia per il chirurgo sia per il paziente. Il robot consente una più facile coordinazione dei movimenti, chi opera, infatti, non è più costretto ad essere girato per vedere il monitor della laparoscopia, questo perché il visore della consolle è in mezzo alle mani dell’operatore mimando il punto di vista della chirurgia classica; inoltre la rotazione degli strumenti, fino ad ora impossibile con le pinze laparoscopiche, consente la riproduzione fedele e miniaturizzata dei movimenti delle mani con in più il vantaggio di eliminare il tremore di fondo presente anche nella mano del chirurgo più esperto.
Tutto ciò si traduce in una maggiore precisione di intervento e in una maggiore preservazione delle strutture contigue.

C’è una terapia di recente introduzione per alcune forme avanzate di carcinoma prostatico a disposizione di medici e pazienti. Si tratta di un radiofarmaco che si incorpora nell’osso e contrasta le metastasi derivanti dalla neoplasia prostatica. In particolare si ricorre a questa possibilità nei casi in cui la terapia ormonale anti-testosterone (la “benzina” che alimenta la malattia) non sia più efficace. Un’altra caratteristica per la prescrizione del trattamento è la mancanza di altri tipi di metastasi, in particolar modo viscerali, al di fuori di quelle ossee.
Il Radium-223 è un radiofarmaco che emette radiazioni alfa. Il suo principio attivo mima il calcio e si lega selettivamente all’osso, in maniera specifica nelle aree metastatiche, ed è capace di distruggere le cellule tumorali riducendo al minimo gli effetti collaterali sui tessuti sani. Il radiofarmaco, infatti, si è dimostrato capace di prolungare la sopravvivenza dei pazienti, migliorando anche la sintomatologia dolorosa. Gli studi condotti, inoltre, hanno stabilito che è possibile ridurre sensibilmente il rischio di eventi scheletrici sintomatici, come le fratture, preservando quindi più a lungo una migliore qualità di vita.
La strategia di cura complessiva viene impostata dagli oncologi, dagli urologi e dai radioterapisti, mentre il radiofarmaco viene somministrato una volta al mese per via endovenosa in Medicina Nucleare. Il Radium 223 è diverso rispetto ai vecchi radioisotopi, che venivano utilizzati in precedenza, perché risulta molto meno tossico per il midollo. In questo modo c’è una minor irradiazione del midollo osseo e una maggiore concentrazione terapeutica. Tutto questo porta con sé una maggiore efficacia nella distruzione delle metastasi ossee con un chiaro beneficio per la sopravvivenza dei pazienti.
La maggior parte degli uomini affetti da carcinoma prostatico avanzato, refrattario alle terapie ormonali, presentano metastasi ossee sintomatiche, che si sviluppano in circa il 90% dei casi. Una volta che le cellule tumorali raggiungono l’osso possono interferire con la resistenza di questa struttura. Possono, così, insorgere sindromi dolorose, fratture e complicanze di altro genere. Le metastasi ossee secondarie al tumore della prostata, inoltre, si localizzano frequentemente alla colonna vertebrale e a livello del bacino, segmenti scheletrici strutturalmente molto importanti.

Argomento: Tumore alla prostata

Vorrei sapere avendo compiuto 51 anni se devo effettuare la visita prostatica, e se sono un soggetto a rischio in quanto mio padre e’ deceduto a 56 anni per un tumore alla prostata?

Risponde il medico Dott. Davide Vaccino

Quando si parla di “operare la prostata”, spesso si cade in fraintendimenti. La prostata si opera per 2 motivi: per un tumore prostatico o per ipertrofia prostatica benigna (patologia NON tumorale, che provoca perГІ disturbi allo svuotamento vescicale a causa dell’aumentare di volume della prostata). Nel caso del tumore, l’intervento ГЁ la Prostatectomia radicale: viene asportata tutta la prostata e si tratta di un intervento di chirurgia maggiore, con alto rischio di emorragia e di sequele postoperatorie. Per l’ipertrofia prostatica invece, si tratta di asportare solo la porzione centrale della prostata, quella che provoca l’ostruzione al flusso urinario. Questo intervento puГІ essere fatto in varie modalitГ (endoscopia, laser, chirurgia a cielo aperto, etc) a seconda delle dimensioni e delle caratteristiche della prostata in oggetto. Si tratta comunque di un intervento meno impegnativo e con minor sequele postoperatorie rispetto alla prostatectomia radicale. La “cisti alla vescica” non risulta una patologia urologica; La pregherei di ricontrollare la corretta dizione.

Risponde il medico Dott. Stefano Paparella

La prostatite ГЁ un argomento sempre ostico sia per il paziente che per l’urologo. Spesso la terapia antibiotica (se presenza di batteri) associata o meno ad antinfiammatori non produce i risultati sperati, sia per la difficoltГ dei farmaci a raggiungere la ghiandola prostatica, sia per eventuale presenza di germi resistenti. Ci sono diverse categorie di fitofarmaci (es. Serenoa repens, Pygeum africanum, etc) che hanno dato buoni risultati nella prostatite cronica abatterica (senza presenza di batteri), ma anche qui si parla di un trattamento che deve essere protratto per alcuni mesi ed associato necessariamente ad abitudini di vita il piГ№ possibile favorevoli (regolarizzare l’alvo ad es. con fermenti lattici, astenersi da cibi piccanti, birra, evitare cicli e motocicli, etc). Spesso la terapia ГЁ empirica, quindi “per tentativi”. L’assunzione del Viagra solitamente non provoca infiammazione prostatica, ma ГЁ sconsigliata se il paziente si trova in condizione di prostatite acuta (forti bruciori minzionali, febbre, etc). La spermiocoltura deve essere prescritta dall’urologo in base alla visita (esplorazione rettale) e al tipo di sintomi che si manifestano, non deve essere quindi considerata un controllo da effettuare regolarmente nel tempo.

Risponde il medico Dott. Davide Vaccino

Risponde il medico Dott. Stefano Paparella

La visita urologica di controllo (completa di esplorazione rettale per valutare la ghiandola prostatica e di una valutazione dei genitali esterni) , l’attenta analisi dei disturbi da lei ancora lamentati e l’esito degli esami colturali consentiranno al suo urologo di valutare la presenza di una risoluzione del quadro patologico prostatico oppure la necessitГ di un nuovo ciclo di terapia antibiotica (eventualmente mirata, in caso di positivitГ degli esami colturali).
Una eventuale negativitГ degli esami colturali non indica necessariamente una completa risoluzione della prostatite.