Intervento alla prostata (Turp, Tuip, laser e robot)

Esiste una nuova tecnica con il laser che consiste nella vaporizzazione fotoselettiva della prostata (PVP).
Questo trattamento prevede l’assorbimento del laser da parte dell’emoglobina, quindi si verifica un forte riscaldamento delle cellule.
La conseguenza è la vaporizzazione (evaporazione) dei tessuti e dei vasi sanguigni, quindi non c’è il sanguinamento.

  1. Evitare di sollevare oggetti pesanti per alcuni mesi,
  2. Mantenere una dieta sana a base di frutta e verdura,
  3. Bere acqua in quantità adeguate.

Dolore e emorragia
Il dolore e l’emorragia sono degli effetti collaterali molto frequenti che si osservano in molti pazienti che si sottopongono all’operazione chirurgica.

Disfunzione intestinale (raro)
Oltre alla disfunzione urinaria ed erettile, la disfunzione dell’intestino può essere il risultato di un intervento chirurgico alla prostata.
Si vede questo effetto collateralea causa dei danni al retto.

  • Necessità di una minzione frequente
  • Formazione di coaguli (trombi) alle gambe o alle braccia
  • Restringimento dell’uretra o del collo vescicale
  • Sensazione di bruciore durante la minzione
  • Sangue nelle urine.

I farmaci prescritti comprendono antibiotici e antidolorifici che bisogna assumere secondo le istruzioni.
Durante la convalescenza si dovrebbe evitare qualsiasi tipo di attività pesante come corsa, sollevamento di pesi, sport o guida.
Questo perché possono aggravare la situazione. Durante il recupero da questa operazione chirurgica, si potrebbero verificare delle complicanze come:

  1. Dal tipo di operazione chirurgica,
  2. Dallo stato di salute dopo l’intervento.

Nei casi normali, il dolore, l’emorragia e il gonfiore spariscono dopo poche settimane o pochi mesi.
Però potrebbero essere necessarie alcune terapie alternative se il dolore e l’emorragia non si interrompono.

Prostatectomia radicale a cielo aperto (open surgery).
In alcune persone, la ghiandola si ingrandisce a tal punto che non si può curare con la TURP o la TUIP.
Così in questi casi il chirurgo fa un’incisione nella zona addominale inferiore per accedere alla ghiandola prostatica malata.
Per questo la procedura è nota come prostatectomia a cielo aperto.
Dopo aver effettuato l’incisione, si rimuove la porzione esterna della ghiandola.
Questa operazione prevede un rischio alto di complicazioni e questo è il motivo per cui si applica solo agli uomini con un ingrossamento della prostata grave.
Generalmente la durata di questo intervento è di circa 2 ore, ma in certi casi può essere più lungo.

I tessuti asportati durante l’intervento chirurgico vengono analizzati con lo scopo di ottenere ulteriori informazioni sulla malattia e stabilire alcuni importanti parametri come l’estensione del tumore, e quindi lo stadio, caratteristiche biologiche della malattia che ne caratterizzano l’aggressività.

Alla rimozione del catetere vescicale, è normale osservare delle perdite involontarie di urina. Il recupero della continenza urinaria necessita di alcuni mesi, in base al tipo di intervento effettuato e alla scelta della tecnica chirurgica.

Le risposte ottenute consentono di valutare la necessità di affiancare una terapia adiuvante, che sia cioè di aiuto all’intervento chirurgico, come la radioterapia o la terapia ormonale.

Generalmente dopo l’intervento, in assenza di complicazioni, la dimissione dall’ospedale avviene dopo circa una settimana. Il catetere vescicale, che viene posizionato durante l’intervento, viene mantenuto in sede per un periodo di solito variabile da 5 a 10 giorni, in base alla tecnica operatoria eseguita, alle condizioni locali intra-operatorie e del decorso post-operatorio. Durante questo periodo vengono somministrati alcuni farmaci con lo scopo di favorire il decorso operatorio e la guarigione della ferita chirurgica.

La riabilitazione gioca un ruolo cruciale nella riduzione dell’incontinenza e, quando possibile, dovrebbe essere iniziata prima dell’intervento chirurgico.

Considerando la portata dell’intervento, possono tuttavia esserci delle conseguenze negative per il paziente sottoposto alla prostatectomia radicale. Gli effetti collaterali più importanti possono essere la disfunzione erettile, cioè la riduzione o l’assenza di erezione, e l’incontinenza urinaria.

  • A cielo aperto. Si tratta di un intervento abbastanza complesso che prevede l’asportazione della prostata mediante l’incisione dell’addome – dal pube all’ombelico – o dell’area compresa tra scroto e ano (questa metodica viene effettuata raramente).
  • Laparoscopia. È un intervento di una durata sicuramente superiore al precedente ma con dei tempi di recupero decisamente più brevi: viene effettuato mediante piccole incisioni di circa 1 cm nella parte inferiore dell’addome che permettono l’inserimento di una videocamera e degli opportuni strumenti per procedere con l’asportazione della prostata.
  • Chirurgia robotica. Consiste in un intervento che ha le stesse caratteristiche di quello laparoscopico ma che prevede anche l’impiego di un robot. Questa tecnica consente di operare con un ingrandimento visivo di circa 20 volte e con una visione a 3 dimensioni, consentendo di eseguire l’intervento con una accuratezza superiore a quello della chirurgia a cielo aperto o della chirurgia laparoscopica classica.
    Anche in questo caso i tempi di recupero sono brevi, ma richiede la presenza di un’apparecchiatura specializzata.

L’intervento viene generalmente effettuato in anestesia “loco-regionale”, cioè mediante una piccola iniezione di anestetico a livello della colonna vertebrale (generalmente in associazione ad una sedazione) oppure in anestesia generale.

La decisione del chirurgo sul tipo di strategia e chirurgia da utilizzare, dipende da una valutazione delle caratteristiche, delle dimensioni e dell’estensione del tumore.

  • Non essere in grado di urinare
  • Avere difficoltà nell’avviare e mantenere il flusso di urina
  • Bisogno di urinare spesso, soprattutto di notte (nicturia)
  • Flusso di urina debole
  • Dolore o bruciore durante la minzione
  • Bisogno urgente di urinare
  • Ritenzione di urina nella vescica

I modi in cui il latte può causare il tumore prostatico sono:

I sintomi del carcinoma prostatico sono simili a quelli dell’ipertrofia prostatica benigna.
Inoltre, il paziente potrebbe avere entrambe le malattie.

La prostata è una ghiandola propria solo dei maschi che:

Dopo gli 80 anni la maggior parte degli uomini ha il tumore alla prostata, ma è asintomatico, quindi il paziente non sa di avere questa massa.
Generalmente non colpisce i giovani o le persone di 30/40 anni.

Il carcinoma della prostata si sviluppa nella parte esterna della ghiandola prostatica, mentre l’adenoma (ipertrofia prostatica benigna) colpisce prevalentemente i lobi centrali,
Il tumore supera la capsula prostatica ed invade precocemente i linfonodi del bacino e della regione pelvica.
In seguito, può diffondersi alle ossa di:

Pasquale,
Si, io credo che la prima medicina sia la dieta, poi si passa ai farmaci.
Nel tuo caso, consiglio di stare attento a tutto quello che può interferire con la prostata, quindi latticini e maiale.
Ti consiglio di limitare o eliminare anche i cereali, soprattutto con il glutine.
Frutta e verdura non devono mai mancare dalla tua dieta, ma attento alle solanacee e alla frutta rossa (anguria, fragola, ecc.)

5) Il collegamento tra latte intero e carcinoma prostatico mortale può essere dovuto agli effetti dei grassi contenuti nel latte (soprattutto i grassi saturi) e altri fattori (inclusi obesità ed eccesso di insulina).
Il latte intero ha un contenuto di grassi saturi circa 40 volte superiore rispetto al latte scremato.

  1. Soprattutto nella parte esterna della ghiandola (75 %),
  2. Nelle zone di transizione (20 %),
  3. Nella zona centrale (5 %).