Chirurgia robotica prostata

In letteratura è stato ormai ampiamente dimostrato come, seppur dal punto di vista della guarigione da malattia i risultati tra prostatectomia a cielo aperto o “open” e la chirurgia robotica della prostata (RALP) siano sovrapponibili, in termini di preservazione delle funzioni, tempo di ospedalizzazione e convalescenza, perdite ematiche nonché estetici date le ridotte dimensioni dei tagli; la tecnica robotica offre dei vantaggi significativi.

Definizione: la Prostatectomia Radicale Robot-Assistita consiste nell’asportazione della prostata ed eventualmente dei linfonodi senza praticare una vera ferita chirurgica, ma con l’ausilio di una telecamera e l’introduzione delle braccia del robot Da Vinci attraverso piccole incisioni cutanee. Indicazioni: Cancro della prostata

Effetti collaterali: Gli effetti collaterali di questo tipo di intervento riguardano principalmente l’ambito della continenza e della potenza sessuale. Se da un lato è vero che rispetto alla tecnica open i pazienti operati con il Robot Da Vinci recuperano più spesso e più velocemente tali funzioni, è anche vero che talvolta queste strutture sono interessate dalla malattia rendendone impossibile la preservazione durante l’intervento.

La chirurgia robotica della prostata, o prostatectomia robotica, o Prostatectomia Radicale Laparoscopica Robot-Assistita (RARP o RALP), è diventata negli ultimi anni una possibile opzione per i pazienti che devono sottoporsi alla chirurgia per neoplasia della prostata. Grazie all’utilizzo di braccia robotiche posizionate attraverso 5-6 piccoli buchi praticati sulla parete addominale, il chirurgo può intervenire rimuovendo la prostata e, quando possibile, preservando i fasci (bundles) vasculo-nervosi, fondamentali per il mantenimento della continenza e dell’erezione.

Decorso post-operatorio: Il giorno dopo l’intervento viene generalmente rimosso il drenaggio, previa valutazione della quantità di secrezioni raccolte. In seconda o terza giornata operatoria il paziente viene dimesso con il catetere vescicale, che verrà a rimuovere in ambulatorio ad una settimana dall’intervento.

Uno degli aspetti emblematici di questa nuova tecnica è la possibilità di eseguire le stesse azioni della mano del chirurgo direttamente o tramite strumenti laparoscopici, con la differenza però di avere una visuale molto più ingrandita, ravvicinata e tridimensionale oltre a 7 gradi di libertà di movimento che consentono al chirurgo di operare anche in spazi molto ristretti tramite l’utilizzo del Robot Da Vinci.

Risultati: la tecnica laparoscopica offre gli stessi risultati (in termini oncologici, di sopravvivenza) della tecnica open, ma presenta numerosi vantaggi: minor dolore post-operatorio (poiché non vi è la ferita chirurgica), recupero più veloce, minor ospedalizzazione, un miglioramente sia in termini di percentuale che di tempo per il recupero di continenza e potenza sessuale.

L’approccio chirurgico al tumore prostatico è attualmente suggerito dalle linee guida delle maggiori Società di Urologia (EAU e AUA) come risolutivo in caso di Cancro della Prostata negli stadi iniziali. Gli obiettivi del chirurgo nel trattamento del tumore prostatico sono principalmente due: da un lato quello di eradicare la malattia, dall’altro quello di salvaguardare, preservando i nervi deputati a tali funzioni, la capacità di trattenere le urine (continenza) e di poter avere rapporti (potenza sessuale).

Questi aspetti permettono quindi una maggiore precisione e una migliorata capacità di individuare le strutture ed andare ad intervenire su piani di dissezione che con altre tecniche si riuscirebbero comunque ad individuare ma con maggiori difficoltà, così da essere più precisi nella parte demolitiva dell’intervento, al fine non solo di preservare le strutture nervose, ma anche i vasi, riducendo di conseguenza le perdite ematiche intraoperatorie.

Completato l’isolamento della prostata si procede alla sezione del plesso venoso di Santorini e alla sua successiva sutura emostatica ponendo la massima attenzione alla preservazione della integrità dello sfintere uretrale esterno, muscolo principale responsabile della continenza urinaria.

Infine si procede al confezionamento dell’anastomosi uretro-vescicale, che viene eseguita con una sutura in continua che garantisce una tenuta eccellente e rapida ripresa della continenza urinaria. Si posiziona quindi un catetere vescicale e si posiziona un piccolo tubo di drenaggio.

Ospedale San Raffaele – Milano, via Olgettina 60, 20132 Milano, Italia – Tel. 02 26 431
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Durante la procedura viene posta la massima attenzione per salvaguardare i nervi che avvolgono la prostata, fondamentali per una adeguata preservazione della funzione erettile. In alcuni pazienti nei quali il tumore prostatico dimostri intraoperatoriamente di coinvolgere anche la ricca ragnatela di nervi che avvolge la ghiandola prostatica, di necessità questa deve essere sacrificata in parte o totalmente per permettere la rimozione completa del tumore.

A partire dalla prima giornata postoperatoria, il paziente riprende a bere e ad alimentarsi in modo progressivo e già dalla seconda giornata postoperatoria, laddove le condizioni generali del paziente lo consentano, avviene la dimissione con il catetere vescicale (che verrà mantenuto in sede per 5-7 giorni).

Si procede poi a sezionare l’uretra a livello dell’apice prostatico e a questo punto il pezzo operatorio prostatico, completamente liberato, viene estratto dall’addome attraverso una porta operativa. L’intervento procede con la accurata cura della emostasi per prevenire sanguinamenti postoperatori.

LAVORI SCIENTIFICI PUBBLICATI DAGLI UROLOGI DEL SAN RAFFAELE SUL TUMORE DELLA PROSTATA
Risultati ricerca su PubMed

L’intervento di prostatectomia radicale robotica consiste nell’asportazione completa della prostata per via laparoscopica, con l’impiego del sistema robotico DaVinci®. La tecnica robotica consente di operare con un ingrandimento visivo di circa 20 volte e con una visione a 3 dimensioni, consentendo di eseguire l’intervento con una accuratezza significativamente superiore a quello della chirurgia a cielo aperto o della chirurgia laparoscopica classica. L’intervento viene eseguito in anestesia generale. Inizialmente, la cavità addominale viene riempita di anidride carbonica per creare una camera di lavoro per gli strumenti chirurgici robotici. Successivamente, tramite 6 piccole incisioni di circa 1 cm (una a livello ombelicale e 5 a livello addominale), vengono inseriti in cavità peritoneale il trocar ottico e quelli operativi, attraverso cui verranno inseriti gli strumenti operatori. Il primo tempo operatorio è rappresentato dall’isolamento delle vescicole seminali, localizzate al di sopra dell’intestino retto. Completata tale procedura, dalla cavità peritoneale si accede allo spazio pelvico dove è localizzata la prostata. Nel caso in cui fosse oncologicamente necessario si procede alla rimozione dei linfonodi pelvici bilateralmente (linfoadenectomia). I linfonodi sono piccoli organelli con la funzione di filtrare liquidi e proteine (ed eventualmente alcune cellule tumorali) provenienti dalla prostata. Successivamente si procede all’isolamento della prostata. Tale manovra avviene partendo dal collo vescicale che viene separato dalla base della prostata e arrivando sino alle vescicole seminali precedentemente isolate, avendo cura di conservare il più possibile l’integrità delle fibre muscolari del collo vescicale stesso, le quali compartecipano al meccanismo della continenza urinaria.

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Le procedure intraprese nell’ambito della chirurgia sono spiegate di seguito:

Recupero dopo un’operazione chirurgica con il laser

Vantaggi
Dato che questa procedura è breve, non è necessario che il paziente passi la notte in ospedale.
Quindi il tempo di recupero è abbastanza breve rispetto alle operazioni chirurgiche tradizionali.

Il chirurgo inserisce un catetere per permettere l’emissione dell’urina.
si può rimuovere il catetere in uno o due giorni circa.
Uno dei vantaggi maggiori di questa procedura ambulatoriale è che le persone con un ingrossamento della prostata migliorano quasi istantaneamente dopo la terapia Laser.
Questo è in contrasto con gli interventi chirurgici tradizionali a cielo aperto, che possono richiedere molto tempo prima di mostrare i risultati.
In questa procedura, c’è una perdita di sangue minima perché il laser causa una coagulazione immediata, quindi è l’opzione preferita per gli uomini con:

Sebbene ci siano alcuni effetti collaterali possibili per questo intervento, sono molto lievi. Dopo questa procedura c’è meno dell’1% di probabilità che ci sia una disfunzione sessuale.
Questo perché a differenza di un’operazione chirurgica a cielo aperto, in questa procedura i nervi e i vasi presenti intorno alla vescica non sono a rischio, vista l’alta precisione di questo intervento chirurgico.

  1. Problemi di coagulazione,
  2. Disturbi cardiovascolari.

Dolore e emorragia
Il dolore e l’emorragia sono degli effetti collaterali molto frequenti che si osservano in molti pazienti che si sottopongono all’operazione chirurgica.

Infertilità
L’infertilità può essere uno degli effetti collaterali dell’operazione chirurgica alla prostata.
Oltre all’eiaculazione retrograda, l’intervento alla prostata può danneggiare i nervi che consentono all’uomo di avere un’erezione.

Prostatectomia radicale a cielo aperto (open surgery).
In alcune persone, la ghiandola si ingrandisce a tal punto che non si può curare con la TURP o la TUIP.
Così in questi casi il chirurgo fa un’incisione nella zona addominale inferiore per accedere alla ghiandola prostatica malata.
Per questo la procedura è nota come prostatectomia a cielo aperto.
Dopo aver effettuato l’incisione, si rimuove la porzione esterna della ghiandola.
Questa operazione prevede un rischio alto di complicazioni e questo è il motivo per cui si applica solo agli uomini con un ingrossamento della prostata grave.
Generalmente la durata di questo intervento è di circa 2 ore, ma in certi casi può essere più lungo.