Cancro prostata, metastasi nel 40% dei casi

Per mettere sotto scacco la malattia, sottolinea Barbara Jereczek, professore associato di Radioterapia all’università degli Studi di Milano e direttore della Divisione di radioterapia all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) nel capoluogo lombardo, serve “lavoro di squadra. Alcuni studi dimostrano che il lavoro multidisciplinare e la collaborazione tra le varie figure specialistiche migliorano del 10% i risultati clinici in oncologia. Anche in Italia come in molti Paesi questa esigenza è stata recepita. Da qui nasce la volontà di creare delle Prostate Cancer Unit simili a quelle già esistenti per il tumore al seno”.

E’ un killer silenzioso, a volte difficile da intercettare. In Italia il cancro alla prostata avanza al ritmo di 35 mila nuove diagnosi l’anno e 8 mila morti, il 40% dei pazienti sviluppa metastasi e in 1-2 casi su 10 il tumore viene scoperto in ritardo, quando ormai è in fase avanzata. E’ la terza neoplasia maligna nella popolazione generale, la più frequente nei maschi adulti per i quali dopo i 50 anni rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati. Ma nell’esercito eterogeneo di pazienti si contano almeno 398 mila uomini con una pregressa diagnosi di carcinoma prostatico che, malgrado i progressi terapeutici, in un’elevata percentuale di casi evolve in una forma resistente alla terapia anti-androgenica e metastatizza.

Gli ostacoli, evidenzia Giacomo Cartenì, direttore dell’Uoc di oncologia medica dell’azienda ospedaliera di rilievo nazionale Antonio Cardarelli di Napoli, sono diversi: “La natura stessa della neoplasia che cresce nella parte più periferica della ghiandola prostatica, il cosiddetto mantello, e non dà segni se non dopo che ha infiltrato la capsula”, elenca l’esperto. E ancora la beffa per cui “molti tumori della prostata non producono Psa, quindi un valore basso non sempre è sinonimo di negatività. Bisogna poi sottolineare una certa carenza di indagini diagnostiche per le quali si dovrebbe attivare la ricerca”.

Proprio per chi presenta forme metastatiche resistenti alla terapia ormonale e non sottoposte a chemio, l’Aifa autorizza ora l’indicazione pre-chemioterapia di enzalutamide, agente ormonale orale di ultima generazione, già utilizzato dopo il fallimento del trattamento chemioterapico. Un farmaco, frutto della ricerca di Astellas Pharma, che punta direttamente al ‘motore’ di crescita del tumore prostatico, il testosterone, ‘staccando la chiave’ che lo alimenta.

Se le armi per combattere questo tumore, ‘tallone d’Achille’ maschile, permettono la scelta fra più opzioni – dalla chirurgia alla radioterapia, dall’ormonoterapia alle terapie sistemiche con chemioterapici – uno dei crucci degli specialisti è il ritardo della diagnosi che in certi casi porta alla scoperta della neoplasia quando ha già corso tanto.

Enzalutamide, spiega infatti Sergio Bracarda, direttore dell’Unita operativa complessa di oncologia medica nell’azienda Usl Toscana Sud-Est, Istituto toscano tumori, ospedale San Donato Arezzo, inibisce “in maniera potente il recettore degli androgeni”, cruciale “nel processo di crescita e metastatizzazione della cellula tumorale prostatica. Oltre all’efficacia, cioè a un miglioramento della sopravvivenza, è caratterizzato anche da un buon profilo di tollerabilità”, assicura l’esperto.

Gli studi “Affirm, condotto su pazienti con tumore prostatico metastatico resistente alla castrazione già trattati con chemio, e Prevail, condotto su pazienti con tumore prostatico metastatico naive alla chemio – aggiunge Cartenì – hanno dimostrato un miglioramento della sopravvivenza globale, un buon profilo di sicurezza e tollerabilità con effetti collaterali scarsi e di poca importanza rispetto ai pazienti trattati con placebo, permettendo un miglioramento della qualità di vita. Enzalutamide ha anche ridotto il rischio di fratture e compressioni del midollo spinale nei pazienti con metastasi ossee. Il farmaco, inoltre, non necessita dell’aggiunta di cortisone” ed è prescrivibile anche ai pazienti che non sono stati sottoposti a blocco androgenico totale.

Pubblicato il: 17/05/2016 12:56

La scelta della terapia, precisa Giaro Conti, primario di Urologia all’ospedale Sant’Anna di Como e segretario generale della Società italiana di urologia oncologica, “dipende dalle caratteristiche del paziente e della malattia. Tutti i trattamenti hanno subito nell’ultimo decennio un’evoluzione importante, contribuendo a ridurre la mortalità e a migliorare la qualità della vita”. La terapia ormonale è uno dei cardini del trattamento farmacologico del carcinoma prostatico perché punta a ridurre gli androgeni, in particolare il testosterone che ha un ruolo importante nella crescita e nell’evoluzione del tumore. Enzalutamide, precisa Conti, “è risultato efficace sia nei pazienti con metastasi ossee che viscerali”.

In caso di disturbi della minzione esistono numerosi rimedi, anche chirurgici, da valutare insieme al proprio medico, considerandone vantaggi e svantaggi.
Più complesso, invece, il discorso che riguarda i problemi legati alla sfera sessuale: il primo passo per affrontarli è quello di parlarne con il proprio partner e con uno specialista. Esistono poi vari rimedi meccanici, chirurgici e farmacologici che potrebbero attenuare o persino risolvere il problema.

  • senso di spossatezza, che può influenzare anche altri aspetti della vita quotidiana, come la motivazione, la capacità di concentrazione, l’umore e il desiderio sessuale;
  • dolore localizzato (soprattutto alle ossa);
  • problemi urinari;
  • disfunzioni sessuali;
  • disturbi renali;
  • disturbi dell’erezione
  • inappetenza;
  • ipocalcemia o diminuzione del calcio ematico;
  • alterazioni del sistema linfatico.

Si parla di tumore alla prostata in stadio avanzato quando il cancro si è diffuso al di fuori della prostata verso altre parti del corpo, generalmente nelle ossa. Questa situazione è irreversibile, ma è possibile comunque ricorrere a trattamenti che consentono di mantenere uno stile di vita adeguato, spesso addirittura senza sintomi particolari.

Ogni paziente può riferire sintomi molto diversi, poiché essi dipendono sia dalla salute generale sia dalle zone colpite dalle cellule tumorali. Alcuni sintomi, inoltre, possono essere conseguenze delle terapie, ma anche questi possono variare in base alle condizioni cliniche del paziente.

Esistono diversi tipi di tumore alla prostata in stadio avanzato:

I sintomi più frequenti sono:

Quando il tumore si diffonde al di fuori della prostata, di norma colpisce le ossa ed i linfonodi. Tuttavia, possono essere colpite altre zone dell’addome, tra cui l’uretra, la vescica, gli ureteri, l’intestino ed il retto. In sporadici casi, il tumore può diffondersi dalla prostata verso i polmoni ed il fegato.

Il tumore alla prostata avanzato può rendere necessario un cambiamento nei propri ritmi e priorità.
Per prima cosa è importante adottare uno stile di vita sano, preferendo una dieta equilibrata e ricca di fibre, e dedicandosi regolarmente ad esercizi fisici. Non bisogna pretendere cambiamenti radicali o immediati, ma procedere a piccoli passi, fissando degli obiettivi da raggiungere.
Riorganizzare la propria vita spesso implica la rinuncia al lavoro e il prepensionamento: esistono sostegni economici per i malati oncologici ed è importante conoscere i propri diritti.
In alcuni casi diventa difficile svolgere le abituali attività quotidiane e si rendono necessari l’assistenza a domicilio o l’utilizzo di attrezzature e supporti speciali.

A differenza di altri tumori, la prognosi e l’evoluzione del cancro alla prostata possono variare sensibilmente da paziente a paziente.
La diagnosi di tumore prostatico avanzato non è necessariamente una condanna a morte, infatti sono in aumento i casi di morte per altre cause ed esistono numerosi trattamenti disponibili per garantire una qualità di vita soddisfacente.
Il tumore alla prostata può essere tenuto sotto controllo anche per anni dal momento della diagnosi, così come può essere del tutto asintomatico.
Spesso più complessa diventa la gestione delle emozioni e dello stress che la malattia porta con sé, soprattutto quando i trattamenti (ad esempio le terapie ormonali) rendono i pazienti emotivamente più vulnerabili e inclini alla depressione.
Queste emozioni sono del tutto soggettive ed imprevedibili, per cui non esistono regole sempre valide e ogni giorno deve essere affrontato nella sua singolarità.
Sarebbe opportuno parlare delle proprie preoccupazioni e ansie con una persona di fiducia o con un medico, in modo da trovare aiuto per affrontare le proprie debolezze e ottenere un punto di vista esterno.

Le metastasi al polmone sono causate da un tumore al terzo o quarto stadio.
I tumori che possono dare origine alle metastasi polmonari sono quelli di:

  • Se è già stato diagnosticato un tumore,
  • Quando si sentono alcuni di questi sintomi, soprattutto se non rispondono alla terapia (ad esempio gli antibiotici).

La terapia del tumore polmonare metastatico dipende:

Versamento pleurico
La metastasi al polmone possono causare un accumulo di liquido tra le due membrane (pleura) che circondano i polmoni.
Questo si chiama versamento pleurico.
Il liquido esercita una pressione sul polmone e può causare:

Metastasi non operabili

  • Dalla situazione individuale,
  • Dallo stato di salute generale,
  • Dal tipo di cancro primario.

Terapia con il laser
Se il tumore ha causato un blocco nella trachea o in una delle grandi vie aeree, si può utilizzare la laserterapia per bruciare il tumore.
Questo può alleviare alcuni sintomi, anche se non distrugge completamente il cancro.

Mancanza di respiro
È un problema frequente e preoccupante che può interessare tutti gli aspetti della vita. Si può alleviare con:

Tosse con sangue (emottisi)
Spesso si notano alcune striature di sangue nel catarro dei pazienti colpiti dalla metastasi al polmone.
Se si notano delle quantità maggiori di sangue, si deve informare il medico per pianificare la terapia specifica (come la radioterapia) per il controllo.